di Andrea Fasolini

Nell'Asia del sud e in Cina il matrimonio è ancora molto diffuso: il 98% degli uomini e delle donne si sposa. Quasi tutte le coppie che vogliono avere figli si sposano: nel 2007 in Giappone solo il 2% delle nascite è stata fuori dal matrimonio, rispetto al 55% della Svezia.
In molti paesi occidentali la diffusione della convivenza tra partner ha spinto a posticipare la data del matrimonio, facendo aumentare anche il tasso dei divorzi. In Asia questa pratica è rara, fatta eccezione per il Giappone, dove il 20% delle donne nate negli anni settanta afferma di aver coabitato. Questo perchè gli asiatici sono spinti a credere che la felicità di una donna risieda nel matrimonio. Nonostante all'interno popolazioni musulmane del sudest persista l'usanza di combinare i matrimoni e scegliere lo sposo per le ragazze, l'Asia sta cambiando. Le pressioni che il benessere e la modernizzazione esercitano sulla famiglia sono forti: come in occidente, anche a est il ruolo della donna e della famiglia attraversano grandi mutamenti.
Uno dei più evidenti è che le persone si sposano più tardi: in Giappone, Taiwan, Corea del Sud e Hong Kong, l'età media per il matrimonio è di 29-30 anni per le donne e di 31-33 per gli uomini, mentre negli Stati Uniti le donne salgono l'altare intorno ai 26 anni e gli uomini intorno ai 28. In alcuni paesi asiatici, negli ultimi trent'anni l'età media del matrimonio è aumentata di cinque anni.
Un'altro cambiamento non meno evidente è la diminuzione numerica delle unioni matrimoniali. Nel 2010 un terzo delle donne giapponesi di trent'anni era single, molte delle quali probabilmente rimarranno nubili. Sempre nel 2010, il 37% delle taiwanesi fra i 30 e i 34 anni non frequentava partner dell'altro sesso. Percentuali più alte di Gran Bretagna e Stati Uniti, dove solo il 13-15% delle trentacinquenni non si è sposato.
Questo fenomeno è nuovo per gli asiatici: trent'anni fa solo il 2% delle donne era single. Ad oggi questa percentuale in estremo oriente è aumentata di 20 punti.
Secondo l'università nazionale di Singapore, in Thailandia la percentuale delle quarantenni nubili è passata dal 7% del 1980 al 12% del 2000. In città quali Bangkok, tale percentuale è più alta: il 20% nella capitale thailandese, il 27% ad Hong Kong.
Ciò che stupisce maggiormente non è che le donne tra i 30 e i 40 anni non siano sposate, ma che non lo siano mai state. Tali eventi non rifletto tanto la fine del matrimonio, quanto il fatto che siano loro ad evitarlo. In Giappone e Hong Kong il tasso di divorzi a metà degli anni 2000 era intorno al 2,5 per mille, rispetto al 3,7 degli Stati Uniti e al 3,4 della Gran Bretagna. In Asia tale percentuale è in media al 2 per mille. Tuttavia è un fenomeno in crescita: nel 1980 il tasso asiatico di divorzio era di uno ogni mille coppie, oggi è di due. Lo scopo principale del matrimoni è avere figli. Il tasso di fertilità è passato dal 5,3 della fine degli anni sessanta all'1,6 di oggi. Le donne riducono il numero di figli, quindi rimandano anche le nozze.
In Cina e India il matrimonio è minacciato anche dall'aborto selettivo: nell'ultima generazione milioni di feti sono stati abortiti se il sesso risulta essere femminile. Nel 2010 Pechino ha registrato la nascita di 118 maschi ogni 100 femmine; mentre Nuova Delhi stima un rapporto 109 a 100. Entro il 2030 circa l'8% degli uomini cinesi sopra i 25 anni non potrà sposarsi a causa di questo squilibrio; nel 2050 si arriverà al 10-15%. Sempre nei due paesi entro il 2030 ci saranno 660 milioni di uomini tra i 20 e i 50 anni, ma solo 597 milioni di donne. Questo potrebbe essere sufficiente a mandare in rovina la tradizione matrimoniale.
Nel 2002 a Taiwan il 27% dei matrimoni è stato con donne straniere. Molte delle donne in questione sono delle adolescenti non istruite, vendute dalle famiglie a ricchi stranieri. In Corea del Sud, nel 2005, un settimo dei matrimoni è stato celebrato con donne di padre coreano e mamma straniera. Nelle zone rurali la situazione è peggiore: il 44% dei contadini della provincia sudorientale di Jeolla che si è sposato l'ha fatto con una straniera. Queste “importazioni”di donne straniere pongono interrogativi riguardo alle politiche matrimoniali adottate da molti paesi, ormai trasformati dalla globalizzazione e dal benessere.
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