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giovedì 13 settembre 2012

"Per non dimenticare, diario di un partigiano"

di Francesco Locatelli 
(con la collaborazione di Miriam Bonalumi)


S'è fatto tardi, gli altri sono già andati a dormire. 
Fuori fa veramente freddo, ma il tepore della malga mi riscalda piacevolmente. 
I racconti che abbiamo appena ascoltato, storie di un passato non troppo lontano per essere dimenticato, parlano proprio di  queste mura, che potrei toccare allungando una mano. Cammino lentamente, osservo gli oggetti conservati in quello stesso edificio che nel lontano inverno del '44 fu uno dei tanti rifugi della 53^ Brigata Garibaldi: pistole e altre vecchie armi che già negli anni '40 erano obsolete, fazzoletti rossi, vestiti sgualciti, berretti a stella, manifesti e quotidiani dell’epoca, stampe e tante fotografie che il capitano “Montagna”, di professione fotografo, aveva scattato alla sua fiera compagnia di liberazione.
 Improvvisamente qualcosa attira la mia attenzione: nell'angolo di un ripiano è risposto un libro, aperto: su una pagina, quella fotografia già vista chissà quante volte: le scuole elementari di Castro, paese natale dei miei nonni, distrutte da un’esplosione. "Per non dimenticare, diario di un partigiano". recita la copertina del libro. Lo sfoglio, deciso a leggerlo...mi piacerà di sicuro!




“Esistono persone che parlano ed esistono persone che agiscono”, recita la prefazione del diario autobiografico di Giovanni Berta, nome di battaglia Leo. Leo apparteneva ad entrambe le categorie di uomini: era una persona che “ha agito” mettendo a repentaglio la sua vita per liberare la nostra Terra ed era una persona che “ha parlato” attraverso le bellissime pagine del suo diario.
Non era uno scrittore, un giornalista nè tanto meno un poeta: Leo era un giovane che ha sofferto la perdita di amici e parenti, ha patito il freddo dell’inverno del 44’, ha saputo fare una scelta dura, radicale.
 Non dobbiamo dimenticarci di Leo, non dobbiamo lasciare che il suo nome e il suo agire vengano
cancellati: sarebbe come perdere un pezzo di noi stessi.

“Per non dimenticare, Diario di un partigiano” è un libro dedicato “Ai Giovani”, che più degli altri hanno bisogno di sapere, di conoscere e di capire il “perché” è successo e il “come” è avvenuto.

Del “perché” si è parlato moltissimo: montagne di libri di storia,  pensieri di scrittori, poeti e grandi personalità politiche e culturali dell'epoca, e poi ancora centinaia di dibattiti, discussioni e talvolta incomprensioni.

Ma il “come” dove l’abbiamo lasciato? Il “come” è stato per troppo tempo abbandonato nei racconti delle vicende personali dei protagonisti, ricordi che con il tempo diventano sempre più lontani, aneddoti che rischiano di perdersi con la progressiva scomparsa della maggior parte di coloro che videro la guerra con i propri occhi.
 E’ proprio grazie alla magia di quel “come” e di quel “dove”che il Diario di Leo acquista un valore speciale nella letteratura sulla Resistenza. Niente retorica nè critica storica, nessuna volontà poetica nè tantomeno la pretesa di spiegare il significato politico della Resistenza. Il diario di Leo è innanzitutto la vera storia della Brigata“13 martiri di Lovere”, un drappello di ragazzi qualunque che hanno sofferto, patito il freddo e la fame, ucciso e rischiato di morire per dare agli altri l’Italia libera.

Una puntuale documentazione cartografica mostra  il contesto geografico e gli spostamenti partigiani, mentre una vasta raccolta fotografica accompagna il lettore alla scoperta dei luoghi della Resistenza bergamasca, alternandosi a descrizioni cronologiche degli eventi molto dettagliate.
Inserito nella scenografia partigiana (le montagne e i paesi della Val Cavallina, Val Gandino, Val Borlezza e Alta Valle Seriana) il lettore può comprendere pienamente “come” funzionasse la vita di una Brigata partigiana, come fossero reclutati i ribelli, su quali forze contassero, quali fossero i reali contatti con la società civile e le potenze alleate, quali fossero i sistemi di approvvigionamento (specialmente durante il durissimo inverno del 44’).
Diario di un partigiano”però, prima di essere un prezioso documento storico, è anzitutto la storia di Leo e dei suoi compagni, delle loro emozioni, delle paure di quei giovani contadini, studenti e operai chiamati in causa per un destino più grande.
Godere delle montagne e dei loro bei paesaggi sapendo che alcune centinaia di giovani, due generazioni fa,  hanno in questi stessi luoghi combattuto, sofferto e vissuto per più di un anno come ribelli e vagabondi rende ancora più spettacolare la bellezza della natura montana.

Personalmente ritengo che ai famosi classici della letteratura che ogni anno migliaia di studenti sono costretti a leggere durante l’estate, spesso senza comprenderne il vero significato, dovrebbero essere aggiunti anche libri come “Per non dimenticare, diario di un partigiano”. I giovani infatti sono capaci di immedesimarsi nelle vicende e farsi colpire dall’”aspetto umano” molto più di quanto pensino gli adulti.
Riflettendo su come oggi sia carente l’attenzione dell'opinione pubblica (anche quella bergamasca) riguardo ad un'aspirazione al"Bene comune", mi accorgo che troppo spesso parlando di fenomeni quali il razzismo, l'ignoranza,  la chiusura nei confronti dell’altro, non si riflette sul fatto che, forse, dietro ai presunti ideali di difesa della nostra terra, si nasconde una tacita negazione delle nostre stesse origini, della nostra storia.
Mi auguro che un giorno si possa ritornare ad una vita semplice e caritatevole come quella che si riscontra nelle vicende della seconda guerra mondiale, dove anche chi non aveva nulla donava qualcosa di sé:  una fetta di polenta, un vitello, un po’ di farina, un giaciglio per la notte o un semplice sorriso regalato ai quei giovani ribelli cui il destino aveva riservato una dura battaglia per la sopravvivenza. E’ infinitamente bello, curioso e buffo pensare che proprio sulle montagne bergamasche la spinta decisiva che ha portato alla Liberazione non siano state le forze alleate ma la popolazione stessa, che con compassione e spirito di sacrifico ha fornito aiuto ai partigiani mettendo a rischio la propria vita.

Dopo quella sera, sono tornato spesso alla Malga Lunga, ed ogni volta che compio la lunga salita che conduce al rifugio, la fatica è compensata dal pensiero che su questa stessa strada Leo abbia scrittoun pezzo della sua, della nostra storia.

1 commento:

Sara L ha detto...

"Siamo i ribelli della montagna viviam di stenti e di patimenti, ma quella fede che ci accompagna sarà la legge dell'avvenir..."

stesse sensazioni, stessi brividi, stesso orgoglio e commozione ogni volta che ci ritorno, comee 3 settimane fa

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