-

lunedì 19 novembre 2012

Quando l'Allievo supera il Maestro


di Andrea Fasolini
Durante l'ultimo appuntamento ho trattato il tema della scarsa considerazione attribuita da Freud nei confronti della casualità. Nonostante le grandi innovazioni che l'immaginario collettivo ha ereditato dalle sue pionieristiche indagini, spesso la storia di uno dei suoi più brillanti seguaci rimane oscura alla maggiornaza della popolazione. Il personaggio in questione è Carl Gustav Jung. Nato nel 1875 a Kesswill, in svizzera, si laureò anch'egli, come il proprio maestro, in medicina.
Fin dal principio, venne affascinato dalle teorie psicanalitiche e dal loro teorico, con il quale intrattenne scambi epistolari. Entrò a far parte della società Internazionale di Psicanalisi fondata da Freud a Norimberga nel 1910, e della quale Jung fu nominato primo presidente.
Nonostante la sincera stima e amicizia che legava i due, con la pubblicazione del suo volume "Trasformazione e simboli della libido" nel 1912, cominciarono a venire alla luce i suoi dissensi verso la psicanalisi freudiana e nel 1913 si interruppe il loro rapporto. Ciò che Jung rimproverava a Freud era la sua schematicità, che teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Era quindi necessario,secondo il giovane allievo,dare importanza alla persona e al suo ambiente,dando vita a questo proposito alla "Psicologia analitica", cioè una nuova branca della psicanalisi che voleva essere non solo uno strumento per guarire patologie psichiche, ma anche creare una nuova concezione del mondo, o ancor meglio un mezzo per adattare la propria anima alla vita, potendone così cogliere tutte le potenzialità di espressione e specificità individuali.                                                                                                                                              
Spostando la propria indagine su tematiche fortemente legate all'occultismo e all'orientalismo, Jung  capì presto il limite ideologico della dottrina freudiana, dalle quali si discostò elaborando una teoria innovativa: egli considerava la psiche e la materia come due aspetti di una "unità" non divisa, che è inaccessibile per via diretta. Sembrerebbe dunque che Freud abbia privilegiato la componente biologica a scapito di quella spirituale, ignorando che le patologie dell'individuo siano legate al suo presente, non al passato: la nevrosi è il frutto di un conflitto presente, dell'incapacità di adattarsi alle richieste ambientali.
Inoltre, Jung pose particolare attenzione riguardo all’autonomia dell’inconscio, che ha poi nominato la "Realtà dell’anima". Contrariamente a Freud, egli si interessava soprattutto ai "Grandi sogni", nei quali si trovano dei contenuti simbolici riscontrabili spesso nella storia dell’umanità, come dei motivi mitologici o delle immagini primordiali che egli, nelle sue prime opere, qualificava come "archetipiche."

Tuttavia, la grande innovazione dal punto di vista epistemologico, risiede certamente nella formulazione del "Principio di Sincronicità". Tale concetto apparve molto discretamente, per la prima volta, in un elogio funebre per Richard Wilhelm nel Neuen Zürcher Zeitung del 6 marzo 1930:
La scienza dell’ ‘Yi King’ non è basata sul principio di causalità ma su un principio che non è stato ancora nominato – perchè non appare nella nostra cultura – che chiamo provvisoriamente il "Principio sincronico". Il mio lavoro con la psicologia dei fenomeni dell’inconscio mi ha costretto, già diversi anni fa, a cercare un altro principio esplicativo, perchè il principio di causalità mi è apparso insufficiente per spiegare certi strani fenomeni della psicologia dell’inconscio.
La sincronicità, secondo Jung, si riferisce a degli avvenimenti in cui accadono cose nella realtà esterna che sono in corrispondenza significativa con un’esperienza interiore. La parte del fenomeno sincronico che si produce all'esterno è percepita dai nostri sensi naturali. L’oggetto della percezione è un avvenimento oggettivo. Però Jung scrive: "Eppure resta un avvenimento inesplicabile, perchè nelle condizioni dei nostri presupposti psichici, non ci si aspettava la sua realizzazione."
Alla concezione deterministica di Freud si oppose fermamente già nel 1917, quando scrisse: "Non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che la causa è un modo di vedere. Essa afferma il rapporto necessario e costante della serie di eventi a-b-c-d-z. Ma anche la finalità è un modo di vedere. Giustificato sul piano puramente empirico dal fatto che esistono una serie di eventi il cui nesso causale è si evidente, ma il cui significato diviene comprensibile solo attraverso l’effetto finale […]. Se vogliamo lavorare veramente da psicologi, allora dobbiamo conoscere il ‘senso’ dei fenomeni psichici. E per questo […] è assolutamente impossibile considerare la psiche solo in senso ‘solo causale’,dobbiamo considerarla anche in ‘senso finale"(Prefazioni ai Collected Papers on Analytical Psychology)
Da qui scaturisce l'interesse dello psicanalista rispetto alla questione degli eventi così detti casuali, e la sua volontà di dare loro un ordine preciso all'interno del cosmo.                                            Tuttavia Jung trascinò per anni le sue idee sulle "coincidenze significative" senza dare loro una forma definitiva: solo grazie alla collaborazione con il fisico Pauli nel 1952 pubblicò"La sincronicità come principio di relazioni acausali”  in un volume pubblicato assieme a quest'ultimo e intitolato "Spiegazione della natura e della psiche", in cui cominciò ad affrontare in maniera rigorosa la questione. Secondo Jung, i fenomeni sincronici si comportano come delle casualità ripiene di significato. Sono caratterizzati dalla coincidenza  di un fenomeno fisico oggettivo, con un avvenimento psichico, senza che si possa immaginare una ragione o un meccanismo causale che li leghi. Jung ha incluso, tra gli esempi di coincidenze significative, la telepatia, pratiche divinatorie, oltre alla tecnica d’interpretazione dell’astrologia, come anche gli effetti secondari spesso osservati in caso di decesso: un orologio si ferma, una foto cade dal muro, un vetro si spacca.                                                                                                                                                    Sembrerebbe che lo stesso psicoanalista abbia vissuto su di sé uno di questi fenomeni, intuendone direttamente le grandi potenzialità. Infatti, durante il periodo che segnò la rottura con il proprio maestro, Jung visse una serie di situazioni sincroniche. La più conosciuta di queste avvenne mentre Freud lo stava rimproverando a causa della sua passione per lo spiritualismo, e lo metteva in guardia contro "La marea nera di fango dell’occultismo". Jung provò un'emozione di reazione, sentì un caldo bruciante al diaframma dopodiché entrambi udirono un forte suono proveniente dalla libreria. Il giovane ebbe la sensazione che quel colpo fosse dovuto alla sua situazione energetica interiore, e lo comunicò a Freud, che dissentì. Subito dopo espresse la sensazione che l'effetto si sarebbe ripetuto, cosa che puntualmente avvenne lasciando il proprio maestro molto scosso.           
Emerge quindi evidente la differenza di vedute tra i due. Tuttavia, anche a detta dello stesso Jung, fenomeni sincronici perdono molto del loro potere di persuasione quando sono semplicemente raccontati. Essi hanno un forte impatto empirico, ed è quindi necessario sperimentarli di persona. E' tuttavia doveroso ammettere che, pur ampliando la prospettiva psicoanalitica, la totale incapacità di indagare questi fenomeni casuali nella propria manifestazione rende questa branca della psicanalisi meno rigorosa dal punto di vista metodologico. Comunque a Jung va attribuito il merito di aver posto l'attenzione su fenomeni ritenuti marginali dall'etica positivista.    

Nessun commento:

Recenti