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giovedì 30 maggio 2013

Una finestrella sulla vita Erasmus - 1

di Selene e Miriam

 Zaino pieno di stronzate, caramelle gommose a forma dei musicanti di Brema.
 Volantini di eventi scritti in tedesco, il biglietto Ryanair fresco di strappo.
Ritorno nonstop, domani c'è lezione a Milano.
La mamma che prepara la cena e i soliti vicini di casa.
Gli occhi però emettono una luce strana: quando incontri un mondo diverso, lascia dentro qualcosa d'indelebile.

Abusare dell'ospitalità di un'amica in Erasmus in Germania è stata un'esperienza "sco(i)nvolgente"...
Per ora lascio spazio alle parole della fantastica, poliglotta, lanciatissima Selene.

"Scegliere di fare l'Erasmus è qualcosa che fai d'impulso. 
Mandi la candidatura, aspetti, fai il colloquio...aspetti ancora.
Quando è uscita la graduatoria quasi non ci credevo, finalmente avevo l'opportunità di fare qualcosa che è stato a lungo uno dei miei sogni più grandi: vivere all'estero per capire come ci si sente fuori dalle quattro mura di casa. 
Quando esce la graduatoria hai circa 15 giorni per accettare ed è qui che  decidi di buttarti...perchè se ci pensi troppo non parti più: fa troppa paura l'idea di andare a vivere per così tanto tempo lontano dalle tue sicurezze.


Non posso negare che il primo mese è stata dura.
Ti manca un  tutto, ma appena di abitui ti si apre un mondo nuovo. Un mondo che nemmeno credevi esistesse.
 Fare l'Erasmus ti fa capire quando grande e diverso sia il mondo da come te lo immaginavi. Ti fa crescere e diventare più forte. Oggi io mi sento molto più forte di quando sono partita, con molta più voglia di mettermi in gioco nelle cose, di conoscere come la pensano dall'altra parte del mondo. 
Impari a buttarti nelle cose anche quando non capisci tutto.
Impari ad ascoltare la gente e ad ogni storia raccontata dietro ad una birra cambi, cresci, diventi più consapevole.  Posso solo dare un consiglio ai miei coetanei:
 buttatevi in questa esperienza perchè ne uscirete arricchiti sotto tutti i punti di vista. Comincerete a vedere il mondo in modo diverso..comincerete ad avere una visione veramente internazionale della vostra vita." (S.V.)


venerdì 15 febbraio 2013

Noi, Cittadini del futuro

di Marzano Luigi

Vorrei ringraziare i relatori di ieri sera che con grandissima passione e professionalità hanno condiviso le loro conoscenze e storie.
Una serata di riflessione costruttiva, per comprendere il nostro futuro e viverlo consapevolmente da cittadini attenti.
Sapere quello che ci aspetta e quello che ancora si deve raggiungere è una meta che la Redazione si è posta e che vuole condividere con voi. Invito quindi tutti a venire ai prossimi incontri per "costruire" con noi alcuni mattoni di cittadinanza

Detto questo, voglio tirare le somme di ieri sera per coloro che non hanno potuto assistere all'incontro. Una serata ottimamente mediata dalle nostre blogger preferite Sara Elle e Miriam B. a cui si deve riconoscere il merito di aver portato al pubblico una docente universitaria come Mara Tognetti ( Unimib), Carlo Lanzanova  (per Onlus Fabbrica dei Sogni), Lamine Dia (mediatore culturale)  e la sezione di Bergamo dei Giovani Musulmani d'Italia.

mercoledì 6 febbraio 2013

Intervista all'autrice [#2]: Nadia Agustoni



di Vicky Rubini

Nadia Agustoni (1964, Bergamo) ha pubblicato per Gazebo Edizioni i seguenti libri di poesia: Grammatica
tempo ( 1994) , Miss Blues e altre poesie (1995), Icara o dell’aria ( 1998), Poesia di corpi e di
parole ( 2002), Quaderno di San Francisco (2004) e Dettato sulla geometria degli spazi ( 2006), Il
libro degli Haiku bianchi ( 2007) . Nel 2009 è uscito per “Le voci della luna” Taccuino nero.
Nel 2011 sono usciti Il peso di pianura per “LietoColle”, il Pulcinoelefante Il giorno era luce e la
plaquette Le parole non salvano le parole per i libri d’arte Seregn de la memoria.
Collabora a varie riviste ( QuiLibri, La mosca di Milano, L’area di Broca e altre) e a blog letterari.
E’ redattrice di LPELS “ la poesia e lo spirito”.
Sue poesie sono apparse nella riviste “Poesia” “Pagine”e in altre pubblicazioni.
Si è occupata in saggistica di Etty Hillesum, Elizabeth Bishop, Kazimiers Brandys, Cristina Annino,
Patrizia Cavalli, Gianna Manzini.
Un suo scritto è nel libro: “ Aurelio Chessa, il viandante dell’utopia” Biblioteca Panizzi ( 2007).
Vive e lavora a Bergamo.

L’Autrice si è resa (più) che disponibile a voler collaborare con un’intervista (ahimè) virtuale necessaria per poterla leggere con qualche riferimento in più. Abbiamo la fortuna di ospitare Nadia Agustoni.

V - Si è parlato ultimamente del tuo libro sulla realtà del lavoro in fabbrica, mi riferisco a “Taccuino
nero” Le voci della luna 2009, ma avevi già alla spalle sette libri pubblicati in cui parli di tutt’altro
e molto lavoro di saggistica, critica letteraria. Volevo quindi chiederti, come ti ha influenzato
lavorare in fabbrica rispetto allo scrivere?

A- Non mi ha influenzato, se non per il fatto che ho orari pesanti e quindi poco tempo. Quasi sempre
scrivo, prendo appunti o leggo nelle prime ore del mattino dalle tre alle cinque e poi vado al
lavoro. Nel farsi della scrittura invece sono libera; non mi sento vincolata ai temi del lavoro o a una
condizione. Quanto ho scritto fino ad ora può dare un’idea delle cose che mi interessano.

V - A volte nella tua poesia traspare una vena dolente, a volte usi l’invettiva, a volte c’è rabbia...
oppure usi la descrizione (penso ai paesaggi di Il peso di pianura l’ultimo libro pubblicato
nel 2011) ma leggendo attentamente si capisce che è un mondo che si muove, con squarci
improvvisi, interrogazioni, la tua è una poetica complessa, ma con un punto direi fondamentale,
è interrogativa. La domanda è al centro del tuo dire?

A- Sì, del mio dire e della mia ricerca. C’è l’interrogare il mondo, fin dalla superficie per trarne
insegnamento. Ovvio che la risposta arrivi poi da dentro, e nemmeno sembra risposta a volte.
Ma si risponde con la vita, in tanti modi. Tenere aperte sempre le domande è poi una pratica che
permette di verificare nel tempo e insieme andare più a fondo. Ogni volta si scava e la scoperta
vera è stata, almeno per me, che non c’è quello che chiamiamo buio, è sempre luce. Una luce
diversa che porta all’interiorità e ci fa guardare tutto da capo, ci fa scoprire lo stupore, la nostra
capacità di stupirci magari di cose cui non davamo importanza. E’ quello che chiamiamo buio a
sfidarci, e a mettere alla prova il coraggio.

V - Le Tue Prosa e Poesia, nel Taccuino, ci sono entrambe, una in appendice alla seconda; che
rapporto le lega, quali invece le differenze sostanziali ? Le hai usate anche prima?

A- Le ho usate varie volte, anche in “Icara o dell’aria”, anche se in modo un po' diverso. Non direi
che il discorso vada separato; nel Taccuino ho avuto il dubbio riguardo l’inserimento delle prose
finali; poi mi hanno consigliato di lasciarle lì. La cosa ha senso proprio perché sono collegate
al discorso, lo completano. Scegliere i propri strumenti non è semplice; decidere che un libro di
poesia contenga brani che apparentemente non sono poesia deve comportare una riflessione, ma
se leggi con attenzione ti accorgi che quella prosa è poesia.

V - La Poesia Ti aiuta a sostenere la vita della fabbrica? Funge un po’ da schermo protettivo o è
un punto di vista completamente diverso?

mercoledì 30 gennaio 2013

Intervista all'autrice: Chiara Dama Daino

[Francesco Mancin: "con grande onore e riverenza accolgo la Poetessa e ringrazio l'intervistatore per l'ottima idea e la magistrale esecuzione..."]


di Vicky Rubini

Abbiamo l’onore di avere nostra “ospite” Chiara Daino, Scrittrice, Autrice, Poetessa, Artista, Attrice,Cantante, Compositrice, ma soprattutto se stessa, sfuggevole ad ogni tipo di etichettatura. Si è resa più che disponibile per rispondere ad una breve intervista che riporto con orgoglio proprio qui sotto.


V -  Dama, introduciTi e introducici

D-«Mi presento: io/sono la tua vita/ sono quella che/ ti concerta in », «Hey, I’m your life/I’m the one who takes you there». E col Triste Vero principia, Metallica, l’introdursi: Chiara Daino, meglio conosciuta con il patronimico di Dama [femmina del Daino], è sbucciata dall’utero il 5 marzo 1981. Segni particolari: Pesci. Palco, Parola, Pentagramma. La Dama alterna attività autoriale [drammaturgia, prosa, versi, lyrics, fiabe] all’atto attoriale [atti unici, seminari, reading].
Brutalmente scaraventata da un perverso promotore del Poetancien Régime nel merdaviglioso ambiente delle Patrie Lettere, opera una personale azione di disturbo – opponendo borchie tenaci [Cultura Heavy Metal che la anima e la sostiene] ai tralci bucolici [Coltura dell’Arcadico Vezzo]. Dondolando sulla terribile U di Tarchettiana memoria, rifiuta ogni etichetta, specie quella di hobbysta giacché il suo Mestiere è questo: Microbo farmacoresistente.
La Dama si inocula, con effetto Larsen e muraglia di Marshall, nel tessuto adiposo dell’italia perché sia nuovamente Italia, e per affrettare l’Alba.
La natura coleretica della Dama è rimessa nei reflussi gastroesofagei dei suoi corpi cartacei [libri], dei suoi gesti tripartiti [collaborazioni], dei suoi growl migliori [palchi].
Attualmente latitante, si vocifera che sobilli masse di Rocker e di Metalhead per sterminare la massa dei poetanti paupulanti, degli artigiani fintamente umili, dei creativi a tempo perso, e di tutti quei buonisti non buoni, salutisti non sani.
Fedina penale, che altri chiamano curriculum vitae: http://www.chiaradaino.it/curriculum.asp
   
V- Qual è il senso, quale il valore di un nome d’arte? E perché Dama?

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