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domenica 9 marzo 2014

Che vinca il migliore (?)


di Fabio Boffelli


Ciascuno di noi ha partecipato, almeno una volta, all’elezione del capoclasse. Probabilmente il meccanismo di elezione adottato sarà stato quello della maggioranza, e sicuramente nessuno avrà avuto nulla da eccepire. Tutti avranno pensato che a vincere sia stato lo studente più adatto all’incarico, o quanto meno quello ritenuto tale. Naturalmente questo discorso scricchiola fin dalle fondamenta.
  Supponiamo che per eleggere il capoclasse vi venga proposto il seguente sistema di voto: al primo step viene confrontata la coppia Abbati - Adami (i primi due studenti dell’elenco alfabetico), su cui ciascuno studente esprime la propria preferenza. Il vincitore di questo scontro viene confrontato con Bignami, e così via fino a esaurire l’elenco. Anche questo metodo di votazione sembra ineccepibile.
  Ora immaginate che vi venga proposto di ripetere la stessa procedura partendo però dalla coppia Zanetti - Viganò e risalendo l’elenco fino ad Abbati. Ancora: immaginate che ciascun alunno esprima la propria preferenza su qualsiasi coppia di studenti della classe e di contare poi per ogni studente il numero totale di confronti che ha vinto. Tutti questi meccanismi di voto sembrano inattaccabili.  
  Sorpresa! E’ possibile che ciascuno dei sistemi esposti porti a eleggere un capoclasse diverso. Questo problema è noto datempo, tanto che già Nicolas de Condorcet, nel XVIII secolo, aveva affrontato l’argomento. Non si tratta di un problema per intellettuali, e non è nemmeno un problema di poco conto. Oggi nella politica italiana accordarsi su un meccanismo di votazione sembra un’impresa titanica, ma questo non è altro che il risultato del problema appena esposto: nessun sistema di voto è giusto e nessuno è sbagliato, ma ciascun sistema avvantaggia qualcuno e svantaggia qualcun altro.

sabato 5 ottobre 2013

ANNEGARE OGNI GIORNO NEL MARE DELL'INDIFFERENZA

di Sara L.

Sono passate poche decine di ore dalla tragedia di Lampedusa, punta dell'iceberg di un fenomeno drammatico.

Tante sono state le parole spese in proposito, nei migliori dei casi condite da buone intenzioni e pietismo, che non me la sento di aggiungerne altre.

Mi limito ad invitarvi a:
Dedicare qualche minuto al pensiero... e poi decidere se aderire a questo appello
per chiedere che l'Europa metta nella sua agenda politica una riflessione seria sul diritto d'asilo.

domenica 29 settembre 2013

E invece il problema si pone … (considerazioni politiche)

di Dennis Salvetti

[E per tornare carichi ai propri impegni quotidiani dopo un estate di bagordi, cosa di meglio di un secondo post?]

Frenate gli animi oh voi che ebbri gioia (e non solo gioia) festeggiaste il primo di agosto (e tra questi stolti fessi vi rientro in pieno anch’io)! Dopo la sbornia della condanna bisogna ripigliarsi (soprattutto vedendo che cosa ci sta serbando questo autunno) e capire dove siamo e perché ci risvegliamo così frastornati. Bisogna fare la conta di danni e vittime di questa “guerra dei vent’anni” (così definita dai partigiani azzurri), e raccogliere i frutti di questo stato di guerra. Partendo dall’individuazione di vincitori e vinti, ma capire chi sia da piazzare dove è un lavoro complesso e dai risultati nient’affatto scontati. Infatti in questi due decenni di contrapposizione tutt’altro che ideologica, la politica e la società italiane ne escono in blocco meste, peste e impoverite, perché comunque la si veda, la condanna di Berlusconi è tutt’altro che una vittoria per chi gli si contrapponeva e si contrappone (e qui mi permetto pure di fare il melodrammatico). Questa conclusione giunge dal fatto che in vent’anni (circa) la lotta politica ha tenuto banco ed è ruotata intorno al quel perno-nano che risponde al nome di Silvio Berlusconi, senza spazio alcuno per i tipici contenuti prettamente politici (quali economia, società, lavoro etc) che fondano ad alimentano  una sana ed aperta discussione sull’amministrazione della vita pubblica democratica. Così le forze e le energie si sono sprecate, consumate, erose e sfibrate attorno alla persona ed alla figura dell’ex Cavaliere, quando tutt’al più di lui si sarebbe dovuto occupare un ordine del giorno della Giunta delle elezioni della Camera nell’ormai lontano 1994. Quindi, concludendo questa apertura, tra gli sconfitti ci rientrano un po’ tutti e a diverso titolo.

Il problema non si pone, perché … la pena c’è!

di Dennis Salvetti
 
Nuovissimo manifesto elettorale della nuova Forza Italia

È  da oramai due mesi che ci stanno tediando e tartassando con questo malnato problema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi, ed oggi (28/09 n.d.a.) è stato raggiunto il culmine di tale guazzabuglio di opinioni e richiami da parte della parata di falchi, colombe e pitonesse del PdL: dopo le minacciate (e minacciose nonché millantate, spiegherò poi perché) dimissioni in massa dei parlamentari pdllini, è giunto l’annuncio peggiore per un governo già gravido di problemi alla nascita: le dimissioni “volontarie” dei ministri PdL (tra cui il sen. Quagliariello che sembrava refrattario sulle dimissioni dal seggio senatorio), facendo scoppiare la peggiore (ed insulsa) crisi politica dal 1992. Questa crisi gravissima (e totalmente pretestuosa) non ha alcun fondamento giuridico sull’argomentazione addotta: Berlusconi, che lo voglia oppure no (e con lui i suoi galoppini e reggicalze), il seggio al Senato lo deve abbandonare punto. Questo stante alle norme vigenti. Il caos scatenato dalle vicende giudiziarie del “nano di Arcore” e dalle scenate degli accennati galoppini andrà a ripercuotere i suoi effetti solamente in capo al governo Letta (che non ho mai apprezzato e sempre avversato, frutto a mio modesto parere di un ricatto di alcuni e dell’imbecillità di altri), e da questo sui cittadini, perché, come evidenziato da molti, in questo periodo emergono tutti gli appuntamenti fiscali ed economici generalmente affrontati nella legge di stabilità (ex finanziaria), quest’anno per di più gravata dalla scellerata abolizione dell’IMU senza che si fosse definita una via d’uscita alternativa, che rischia di provocare uno sconquasso negli italici portafogli (si parla di seconda rata IMU unita a TARES e all’aumento dell’IVA, senza dimenticare le accise sulla benzina e tutto il resto). Questo mostra di quanto se ne freghino dell’interesse e del bene del Paese le destre, è segno evidente di cosa costituisca loro primario e supremo obbiettivo: fare sì che il loro capo resti culo appiccicato al suo trono. E non paghi abbastanza (evidentemente anche degli stipendi, nonché di tutte le ulteriori prebende e vitalizi) pagati di tasca pubblica, con assoluta e cieca arroganza e protervia addossano le colpe sulla testa di un provato PD, che non è certo incolpevole (e che forse se l’è andata a cercare), ma il casino che si sta scatenando ha un solo responsabile: il PdL (pur nella sua forma plurisoggettiva di servi, giullari, puttane e guardaspalle). Quando nella storia della Repubblica è stata messa in pericolo in un modo così stupido ed infantile la tenuta delle istituzioni? E tutto per le vicende giudiziarie PRIVATE, per quanto si tratti di un personaggio pubblico, di un uomo.

lunedì 9 settembre 2013

Carlo e altre storie violente

di Francesca Introna
Se siamo tutti d’accordo che in una società civile la violenza non sia ammissibile, non riesco a capacitarmi di come certa retorica circoli ancora sulle bocche di tante persone. Mi sto riferendo ai commenti lacrimosi su Carlo Giuliani o alle espressioni di sostegno alla guerriglia dei No Tav.

A Genova nel 2008 la polizia ha fatto cose sconcertanti, gravissime, ingiustificabili. Gli scontri alla scuola Diaz sono solo un esempio del disonore di cui si sono macchiati molti, troppi agenti. Detto questo però, mi urta vedere come tutte le vicende accadute in quell’occasione siano riunite in un unico fascio. Carlo Giuliani non era un manifestante come gli altri, una innocente vittima colpita nell’atto sacro di manifestare il proprio pensiero: era un ragazzo di ventitrè anni che è morto con un passamontagna sul viso e un estintore in mano, morto mentre tentava di assalire un mezzo delle forze dell’ordine. Certamente l’agente che ha sparato il colpo ha commesso un errore grave, anche perché per il mestiere che fa avrebbe dovuto saper gestire la tensione e le armi. E certamente non è tollerabile che il corpo sia stato ripetutamente investito dall’autovettura. Niente di quello che successe in quei pochi minuti sarebbe dovuto accadere. Ma oltre a questo non mi spingo: non ho mai imbrattato un muro con la scritta “ Carlo vive”, né mi sono mai compiaciuta nel leggerla, né mi sento di definirlo un eroe o anche solo uno che ci ha insegnato qualcosa con il suo esempio e di cui conserveremo eterna memoria. Se si chiede, come è doveroso, che i colpevoli di quella macelleria si assumano le proprie responsabilità, penso che sia infantile escludere dal computo anche la parte più popolare, più romanticamente idealizzata della contesa, la parte dei “ribelli”. Preferirei che venissero ricordati più spesso i nomi di quelli che si sono presi un sacco di botte senza aver mosso un dito, e non mentre lanciavano estintori, ma mentre sfilavano in cortei pacifici.

La stessa retorica si ripete sul movimento No Tav. Ora, ogni idea è legittima, e se qualcuno è convinto che quella tratta ferroviaria non vada costruita, è liberissimo di fare opposizione. Ma il lancio di Molotov, di bombe carta, di sassi contro persone che stanno lavorando –operai e poliziotti- non rientra nel mio concetto di legittima opposizione. E mi dispiace che talvolta anche i pacifici valsusini difendano i violenti, che tra l’altro vengono spesso da tutta Italia e ho idea che vadano lì per menare le mani e non per difendere una terra che non è la loro.

Non vorrei dilungarmi eccessivamente, ma andrebbero spese due parole anche su una città ignorante come Bergamo. Non voglio offendere nessuno dei suoi cittadini, tra cui rientro anche io, ma forse dovremmo fare una bella riflessione sul fatto che il nostro compaesano più illustre e noto sia Roberto Calderoli, le cui recenti parole –violente- non riporto e non commento per rispetto del lettore. E forse dovremmo anche riflettere sulla violenza mimata dagli Ultras dell’ Atalanta, peraltro noti in Italia e all’estero come i fenomeni dell’aggressività calcistica, che hanno abbattuto due auto, simboli di altre squadre, con un carro armato vero (ah già: qualcuno si è chiesto dove se lo sono procurato e a che titolo lo detengono?) .

Adesso concludo per davvero. So di non aver scritto un articolo molto popolare, ma credo ancora che la violenza non sia cosa da giustificare.

sabato 20 luglio 2013

GENOVA NON HA SCORDATO... E NEANCHE NOI

di Sara L.
Io Genova me la ricordo dalle immagini in TV e da quel senso di rabbia che mi montava dentro, quando a 14 anni, inizia già a capire cosa è giusto e cosa no, e vuoi cambiare tutto quello che vedi che non funziona. A 12 anni di distanza leggo questi articoli di Angelo Miotto, gioranlista che quella Genova l'ha raccontata con gli occhi, l'obiettivo, il cuore e i piedi che corrono.

Leggeteli, altro non aggiungo. Ma leggeteli, fatelo per onor di cittadinanza. Perché si possa arrivare un giorno a condividere un'idea di Giusto, o quantomeno a confrontarsi senza che ci scappi il morto e i massacri da macelleria messicana.

 


giovedì 18 luglio 2013

67 BUONI MOTIVI

di Sara L.


“Non c'è niente di più incoraggiante per un detenuto politico che sapere che la sua vita non è andata sprecata” (N.M.)

Oggi è il compleanno del Presidente Nelson Mandela: l'ONU ha voluto celebrarlo con l'istituzione, nel 2010, del “Mandela Day” per contribuire alla diffusione nel mondo del messaggio di pace, uguaglianza e giustizia sociale che Mandiba ha incarnato negli anni della lotta contro l'apartheid.

67 sono gli anni spesi da Nelson Mandela a servizio del suo popolo, per la difesa dei diritti e per la lotta per un mondo migliore, per questo motivo la campagna quest'anno si fa concreta con lo slogan “offri 67 minuti del tuo tempo agli altri, al mondo, al bene comune”.

E tu, cosa farai per i prossimi 67 minuti?

Auguri Presidente, quanta gente ancora dovrà imparare la tua lezione?

 

giovedì 27 giugno 2013

"Ora abbiamo futuro comune"



di Miriam Bonalumi 

 "Con l'ingresso della Croazia nell'Unione Europea i popoli croato e italiano condividono un futuro comune nell'Europa unita. Radici profonde uniscono i nostri popoli e ci assegnano anche il dovere di ricordare le tragedie e le divisioni causate dalle ideologie totalitarie e dal più cieco nazionalismo nel secolo scorso."
(Giorgio Napolitano, Giugno 2013.)



Da mezzanotte del 1 Luglio la Croazia entra nell'Unione europea.
Così vicina, così lontana.
 Un pezzo di Balcani da stanotte sarà più fratello, sarà concittadino.
Unire cerniere strappate, per costruire qualcosa di nuovo.
Questo, quello che spero,
per la Croazia
spiagge bianche
muri bucati
memoria che affiora
memoria che svanisce.
Nuova speranza
di un mare 
sereno.

In viaggio verso la Croazia d'Europa

domenica 23 giugno 2013

La Battaglia per la Costituzione

di Dennis Salvetti


La temuta (almeno da me) modifica della Costituzione è iniziata. Dopo la deliberazione del Consiglio dei Ministri (in data 6 giugno) il disegno di legge del governo è stato presentato e approvato (nonostante le perplessità sollevate) dal Senato. Questo atto contiene l’istituzione (in completo spregio degli articoli 72 e 138 della Costituzione) di un “Comitato per le riforme costituzionali”, una riproposizione della commissione bicamerale, che andrà a comporsi di venti senatori ed altrettanti deputati scelti secondo questi criteri: appartenenza alle Commissioni Affari costituzionali delle due Camere (sono membri di diritto i rispettivi presidenti), consistenza dei gruppi parlamentari, voti ottenuti da liste e coalizioni, almeno un rappresentante per gruppo e almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche.
Questo Comitato opererà in sede referente, ossia provvederà a preparare articolo per articolo il testo finale da presentare alle assemblee (il tutto entro 4 mesi dalla prima seduta del Comitato, presentazione degli emendamenti compresa), che passeranno poi a discuterlo nei modi consueti, o quasi, infatti ci sarà sempre la doppia lettura ma, diversamente da quanto previsto dall’art. 138, dovrà passare tra la prima lettura e l’altra un mese (contro i tre costituzionalmente previsti), inoltre l’esame di una e dell’altra Camera non dovrà durare più di tre mesi, per realizzare l’ambizioso (nonché rilevantissimo) progetto costituzionale. Per questi motivi verranno applicate le norme del ddl, del regolamento della Camera, con la previsione della possibilità di modificare il procedimento da parte del Comitato (in ragione di motivi puramente acceleratori). Avrà competenza a modificare i titoli I (Parlamento), II (Presidente della Repubblica), III (Governo) e V (Regioni, Province e Comuni) della seconda parte della Costituzione, nonché la legge elettorale.

sabato 15 giugno 2013

MAI DIMENTICARE: FINO ALLA VITTORIA, SEMPRE!


di Sara L.

Tranquilla serata estiva all'Happening delle cooperative di Bergamo. Ci sono i Modena sul palco e tanti ragazzi e ragazze, che come me sono cresciuti con i Modena di Cisco, ascoltano il concerto un po' in disparte, alcuni di loro pensando che “in questa formazione sono anche bravi ma non sono i Modena di una volta”, alcuni ricordandosi dei concerti del passato, quando ancora c'era la festa dell'Unità. Poco a poco però le resistenze si fanno meno rigide, grazie anche al calore della serata, al Mojito che in quella festa è proprio buono e alle canzoni dei vecchi album che talvolta fanno capolino nella scaletta. E così eccomi là sotto il palco, insieme ad un po' di vecchi come me.
Partono le note di Transamerica e l'entusiasmo divampa e si sparge insieme al sudore, poco dopo la fine della canzone il gruppo ricorda dal palco che oggi (ieri per chi legge) è anche il compleanno di Guccini. E lì ecco riemergere la mia iniziale perplessità. 
A fine concerto attiro l'attenzione del cantante e gli ricordo che il 14 giugno è anche e soprattutto il compleanno del Che. Lui mi guarda un po' smarrito, gli ci vogliono un paio di secondi per realizzare cosa gli ho detto: “Che coglioni che siamo!” esclama. “Tu l'hai detto”, pensa la parte più adolescenziale di me.

Ernesto Guevara de la Serna nasce proprio il 14 giugno, è il 1928. A poco serve riassumere qui la sua biografia, in rete e in libreria se ne trovano di valide, chi volesse evitarsi lo sbattimento della ricerca può fare un salto da me e pescarne almeno un paio dalla mia libreria. Il Che è un personaggio preso a modello da molti, forse anche arrogandosi il privilegio di farne la propria bandiera: accade probabilmente perchè è uno degli ultimi miti che la storia ha regalato al Mondo, mito romantico e ribelle, imprevedibile, bello e talvolta anche un po' antipatico.

Il Che ha regnato incontrastato sull'olimpo dei miei miti personali per moltissimo tempo e tutt'ora, in parte, il suo agito nei confronti e insieme agli ultimi, ai calpestati, influenza molto la linea del mio agire. Per questo ieri me la sono un po' presa, perchè Guccini sarà anche un grande cantautore, ma prima bisogna ricordare il Che, ecccheccaz!

E così oggi, in modo molto umile, ho scelto di ricordarlo da questa pagina... per voi uno stralcio della lettera di addio che scisse a Fidel prima di andare in Bolivia e infine, per riconciliarmi col Guccio che, in fondo, del Che fu cantore, un omaggio... 

a te Ernesto, che ci insegnasti la strada del cambiamento.

martedì 11 giugno 2013

L’ambiguo fascino del (semi)presidenzialismo

Pubblichiamo un articolo apparso sul sito www.c3dem.it di Filippo Pizzolato, professore associato in Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Milano Bicocca, membro del Comitato nazionale “Salviamo la Costituzione” e Vice-presidente dell’Associazione “Città dell’Uomo”. Bergamasco, è una figura ormai cara e conosciuta ai redattori di Spogliatevi!. Il Prof. Pizzolato si è in questi anni distinto per i suoi limpidi contributi ai percorsi di cittadinanza rivolti a ragazzi e giovani.
Bene ha fatto Angelo Bertani a richiamare la priorità, sempre procrastinata, della riforma dei partiti, in attuazione dell’art. 49 della Costituzione e nella direzione della loro democratizzazione interna. Il dibattito sulle riforme istituzionali è, solo apparentemente, un tema distante da questo. E ciò per più motivi. Intanto osservo un’ambiguità di fondo che grava su questa fase “costituente”: la classe politica, rivelatasi (sin qui) incapace di modificare la legge elettorale (che è una legge ordinaria) e di trovare convergenze sulla Presidenza della Repubblica (tanto da rituffarsi – come soluzione tampone – tra le braccia “paterne” e “provvidenziali” di Napolitano), tenta ora, con questa avventura costituente, di guadagnarsi una ri-legittimazione senza rinnovamento, provando ancora una volta a riversare sulle regole – dopo quelle elettorali, ora la Costituzione – la responsabilità della propria impotenza.

Come ha osservato criticamente Franco Monaco in alcuni suoi recenti articoli, la soluzione del semipresidenzialismo, su cui si registra una convergenza crescente di consensi (da ultimo, perfino Romano Prodi), appare da un lato il tentativo di ratificare un’evoluzione che si pensa compiuta nei fatti (con il ruolo “indirizzante” svolto da Napolitano nelle ultime crisi di Governo); dall’altro di perseguire un miglioramento dell’efficienza istituzionale e una integrazione del sistema politico, segnato dalla debolezza e dall’inconsistenza dei partiti, per via leaderistica.

La soluzione non mi convince. Anzi tutto perché essa rivela, sin dalla sua formulazione, il limite di un forte condizionamento congiunturale, mai opportuno quando si parla di Costituzione. La difficoltà del sistema partitico di eleggere il successore di Napolitano non può diventare argomento per sveltire una riforma di così largo impatto. La “leggerezza” dei processi riformatori è – ahimè – attestata anche dall’oscillazione repentina del PD la cui direzione nazionale – ce lo ricorda di nuovo Monaco -, non più tardi di un anno fa, aveva respinto tale opzione semipresidenziale.
 E poi, nel merito, quale modello leaderistico si persegue?

sabato 8 giugno 2013

COLTELLO NELLA TASCA ED INCOMINCIA LA GIOSTRA


di Sara L.

Odio quando le previsioni nefaste si rivelano fondate. In questo articolo a proposito dell'allegra reunion di Forza Nuova in città, scrivevo di come nei periodi di crisi i nazionalismi ritornino in auge, forti della frustrazione della gente, capaci di accendere la miccia dell'odio. Il bollettino di questi giorni, in effetti, è agghiacciante...

5 giugno: Clément Méric, giovane studente francese di neanche 20 anni perde conoscenza dopo una rissa in strada contro un gruppo di skinheads. Viene trasportato in ospedale in stato di morte celebrale e muore il giorno successivo. Se si scava un po' di più a fondo emerge che non è stato colto in un'imboscata ma la rissa era un appuntamento programmato dopo lo scambio di insulti avvenuto poco prima in un appartamento. Il fatto che il ragazzo non sia stato inerme ma abbia deliberatamente scelto di partecipare alla rissa non attenua affatto le responsabilità di chi ha fatto sì che Clément lunedì non possa tornare in università. Che poi, talvolta, non sia necessario darsi appuntamento per una rissa ma basti farsi una passeggiata per le vie della capitale per buscarsi una sonora lezione lo sanno bene coloro che poche settimane fa erano in piazza per sostenere la legge che ha legalizzato in Francia le nozze tra persone dello stesso sesso.

venerdì 31 maggio 2013

CIE: Costoso Inefficiente Efferato

Di Marzano Luigi

Quando mancano le risorse viene naturale cercare di razionalizzare le poche rimaste, e sta capitando spesso nel nostro paese che riguardando di quà e riguardando di là ci si accorga che qualcosa di estremamente costoso sia pure inefficiente, incostituzionale e crudele. Sto parlando dell'ultimo rapporto della  Scuola Superiore di Sant'Anna riguardo i CIE  ed i CARA (centri di identificazione ed espulsione, centri di accoglienza richiedenti asilo)  la ricerca mostra chiaramente i grossi difetti in termini di trasparenza, violazione dell'articolo 13 della Costituzione, costi elevatissimi

Partiamo dal difetto di incostituzionalità:
L'articolo 13 descrive come la libertà personale sia inviolabile e che la privazione o restrizione di questa deve avvenire solo secondo le modalità previste dalla legge. Questo tutela tutti, cittadini italiani e migranti, ma non avviene per i Cie. Quella nei centri è una detenzione a tutti gli effetti * ma non è regolata dalla legge ma da provvedimenti amministrativi o persino prassi che portano anche ad una grossa diseguaglianza fra Cie sparsi nello stivale. Qui nasce invece il  problema di anti-democraticità e scarsa trasparenza: 
Ogni Cie ha le sue regole e le sue prassi di trattamenti diversi e fa pure fatica a renderli noti. All'ultima raccolta di dati che il Ministero degli Interni ha disposto solo le strutture di Torino e Caltanissetta hanno presentato parziale documentazione riguardo circolari e documentazioni interne. Anche i dati riguardo i costi di cui vi parlerò dopo sono frutto di una stima calcolata su solo una parte dei documenti ricevuti. 

martedì 28 maggio 2013

L'esercito di Silvio


di Edoardo Marcarini

Dove andremo a finire? Ecco l'ennesima trovata del Cavaliere e del suo gregge di obbedienti seguaci: "L'esercito della libertà". Sito creato e gestito da Simone Furlan che cerca di aumentare i consensi (e forse ce n'è bisogno visti i cali di Pdl e Pd alle comunali, rispettivamente -65% e -43%) e rilanciare disperatamente l'immagine di Silvio Berlusconi.

"Noi della società civile siamo stati spettatori inermi della “Guerra dei Vent’anni” che ha visto Silvio Berlusconi combattere e difendersi da accuse infamanti di ogni genere, frutto di una persecuzione giudiziaria senza precedenti nella storia.
Motivo di questa persecuzione è il non aver permesso ai comunisti di andare al potere, di aver fermato un progetto chiaro che, in seguito a tangentopoli, avrebbe consegnato il nostro paese alla sinistra.
"

Ciò che più colpisce è il modulo di arruolamento (http://www.esercitodellaliberta.it/?page_id=119) da compilare per far parte dell'"esercito", con la possibilità addirittura di diventare capo di un reggimento, gestendo la propaganda e le iniziative del partito nella propria provincia. A sostenere l'iniziativa spiccano una serie di organizzazioni politiche ("Forza Insieme"), "culturali" ("Dai Forza all'Italia"), scolastiche ("VIS" e "Studenti per le Libertà") e personaggi vicini al cavaliere.
Sezione umoristica (ma umoristica alla Pirandello) incentrata sulla vita di Silvio, una vera e propria epopea che lo dipinge come il grande ed onesto salvatore della patria, resistente alle sferzate della magistratura comunista e spiccato uomo d'affari.

Silvio magnanimo moltiplicatore dei compiti e dei pesci:
"I suoi ex compagni di scuola ricordano come Berlusconi facesse i compiti in un baleno e poi aiutasse i vicini di banco facendo scambiando con giocattoli, caramelle, merende. Lo spirito imprenditoriale era innato."

Guida attraverso le tenebre:
" Intuito che al Paese serve un nuovo punto di riferimento Berlusconi, suo malgrado, coglie l’ansia di rinnovamento che esala dal Paese e nel novembre del ’93, crea il suo partito, Forza Italia attraverso migliaia di club che si formano sul territorio nazionale. E fu luce per l’Italia."

Martire risorto della politica recente:
"Tutti lo deridono, tutti lo danno per morto come dal 1994, lui arriva ad uno 0,49 di differenza dalla sinistra data per stravincente, una sinistra di Bersani che non ha la maggioranza al Senato. Il Pd quasi perde le elezioni, il Pdl le ha quasi vinte."

Non si menzionano, chiaramente, i precedenti penali, le indagini in corso, una politica di regressione ventennale, leggi ad personam, corruzione e monopoli mediatici.
La cosa veramente triste è accorreranno in molti. Se ha funzionato Balotelli e la parola Imu ha riscattato i danni passati, forse è vero che il Cavaliere ce lo meritiamo.
Ma anche no.

domenica 12 maggio 2013

Prima, Seconda, Terza (che farsene di questa politica?)


di Dennis Salvetti


È passato un po’ di tempo dalla lettura di “Farla franca – la legge è uguale per tutti?”, libro-intervista a cura di Franco Marzoli et al. a Gherardo Colombo (ex giudice istruttore, ex pubblico ministero, ex consigliere di Cassazione), che tratta di Mani Pulite (e/o Tangentopoli) vent’anni dopo. Considerata da tutti la più grande opera di repulisti dalla corruzione e dal malaffare in Italia (almeno fino ad allora, direi), Mani Pulite ha imperversato per anni nelle discussioni politiche e non solo, come segnale della fine di un’era, la prima Repubblica, appunto. Nella lettura delle varie sezioni che compongono il libro (in particolare le “Considerazioni finali” e le appendici) e nella lettura della realtà odierna, come si presenta ai miei occhi, almeno, ho provato a ragionare (probabilmente nel mio solito modo parziale e lacunoso) sulla scansione storica data dal giornalismo sull’evoluzione delle istituzioni repubblicane (e della società in generale) e ho provato a trarne qualche conclusione.
Quindi, si è parlato di Prima Repubblica facendo riferimento al sistema di governo fortemente parlamentare, incentrato sulla DC e con il PCI all’opposizione. Questo sistema è morto con il “fenomeno” Mani Pulite.
Si è passati allora in una Seconda Repubblica, incentrata sullo scontro tra berlusconismo ed antiberlusconismo, con un rafforzamento dell’esecutivo, e la “maturazione” in un sistema bipolare dell’alternanza.
Infine si è giunti, con l’implosione dell’ultimo governo Berlusconi (no, non quello che si è appena insediato) e con la sostituzione con il governo dei cosiddetti “tecnici” (per critiche a questa impostazione potete leggere qui), alla Terza Repubblica (a voi la scelta se sia nata morta o se sia un aborto o, ancora, debba nascere essendo al momento in fase di travaglio).
Parto dal presupposto che, secondo me, per parlare di cambio di regime bisogna che il precedente sia effettivamente defunto e che il passaggio sia avvenuto tramite una frattura più o meno cruenta e/o drammatica. Posizione come sempre criticabile, ma che non inficia in alcun modo il prosieguo.

martedì 23 aprile 2013

E gli altri?

di Edoardo Marcarini

La ventennale barzelletta Berlusconi ci ha insegnato a dare un'occhiata, per avere coscienza di come siam visti, alle descrizioni riportate sulle maggiori testate straniere riguardo la nostra politica. Ecco come "gli altri" hanno preso "l'inciucio Napolitano":

The Economist: il settimanale inglese di stampo conservatore intitola l'articolo "The old guard is back in charge".
      
"Il ritorno della vecchia guardia è notevole e allo stesso tempo difficile da credere"

"L’insistenza sul ritorno di Napolitano è allo stesso tempo una straordinaria ammissione di sconfitta e un altrettanto importante atto di sfida. Sopraggiunge contro uno scenario di una fortissima richiesta di nuovi volti e nuove politiche da parte delle generazioni più giovani di italiani che vogliono una politica meno oppressa dalla dominazione dei partiti onnipotenti del paese."

"Questo lacerante ballottaggio presidenziale ha ri-disegnato, più crudelmente che mai, le linee della battaglia politica in Italia. Una volta, queste correvano tra destra e sinistra. Oggi, queste stesse linee separano il vecchio e stanco, dal giovane e nuovo. Ma per il futuro prossimo, il vecchio e stanco è saldo al controllo."


Le Figaro: uno dei quotidiani più letti in Francia scrive "Giorgio Napolitano, ultime recours d'une Italie dans l'impasse" riportando più aspramente l'accaduto.

"Un partito democratico decapitato. Un Presidente della Repubblica di 88 anni che si impegna a prolungare la sua permanenza al Quirinale «per senso di responsabilità verso la nazione», lo spettro delle elezioni anticipate nel mese di giugno che sembra allontanarsi e Silvio Berlusconi che gongola, in quanto chiaro vincitore della prova di forza con la sinistra."


El Pais: il quotidiano spagnolo scrive "Los partidos tradicionales reeligen a Napolitano presidente de Italia",con una conclusione parecchio amara.
"Al di là delle analisi politiche o della capacità di Grillo di enfatizzare il patto trasversale tra acerrimi nemici, le lacrime di Bersani e il grande sorriso di Berlusconi mettono bene in chiaro chi è che perde e chi è che vince, ancora una volta, nell’eterno imbroglio della politica italiana."


A voi le conclusioni

lunedì 22 aprile 2013

Intanto, da qualche parte...

di Andrea Fasolini
Morto un papa, se ne fa un altro. Da millenni le istituzioni cattoliche eleggono il proprio leader in seguito alla scomparsa del suo predecessore. Nonostante esistano analogie tra la struttura bizantina clericale e quella dello Stato Italiano, da questa prospettiva vi sono differenze: pur esistendo gravi dissidi interni, i medesimi che hanno portato Benedetto XVI alle dimissioni, l'elezione del papa avviene spesso in maniera celere ed indolore, essendo questo un ruolo onorifico più che operativo.
Nonostante i poteri del Presidente della Repubblica siano limitati, così come il suo peso nel dibattito parlamentare, in questi giorni abbiamo assistito ad una penosa disputa sui nomi degli eleggibili.
Non temete, non è mia attenzione annoiarvi con la mia inutile opinione riguardo alle recenti vicissitudini politiche, essendo quest'ultima pressochè assente.
Vorrei, invece, portare alcuni dati alla vostra gentile attenzione. Quest'anno, per la prima volta da un decennio, la Cina non comparirà tra i primi tre paesi a maggior crescita economica, soppiantata da Macao, Mongolia e Iraq.
Secondo recenti stime, la Banca Mondiale ritiene che il Paese a maggiore crescita dell'Africa, usando come anno base il 2003 invece che il lontano 1996, sarà a breve la Nigeria, superando persino il Sud Africa.

La NASA, l'agenzia spaziale statunitense, ha ricevuto un cospicuo stanziamento per un ambizioso progetto che si pone il fine di variare le traiettorie delle asteroidi di natura ferrosa, con il fine di utilizzarne i preziosi metalli di cui è costituita.
Intanto, l'agenzia spaziale russa sta studiando il modo per estrarre e trasportare il materiale che costituisce il più superficiale strato della Luna, essendo quest'ultimo idoneo a produrre energia nucleare priva di scorie radioattive.

Complimenti italiani: ancora una volta, mentre il mondo viaggia a velocità senza precedenti, il nostro maggiore interesse rimangono i dissidi e le diatribe, Destra o Sinistra, fascisti o anti-fascisti, Milanisti o Juventini, operai o imprenditori.
Non temete, nel torto sono le altre nazioni, che hanno eliminato i dualismi e le divisioni sociali, per combattere sotto un'unica bandiera le sfide del futuro.
Dopotutto a noi cosa importa, abbiamo la Costituzione più bella del Mondo.

domenica 21 aprile 2013

Della serie Masochismo …


di Dennis Salvetti

Era un piano fine e diabolicamente perfetto …

Presenti un candidato condiviso con il PdL (Marini), lo seghi, ti tieni buono un candidato inviso dallo stesso partito e non disprezzato da altri e con buona visibilità internazionale (Prodi), lo eleggi al quarto scrutinio con la minima maggioranza necessaria (tanto poi chissene frega), consultazioni lampo, nomina di un candidato bruciato per il Quirinale sventolato come bandiera da uno dei tuoi più acerrimi avversari come Presidente del Consiglio (Rodotà), fregando, così, due piccioni con una fava: ti levi dalle palle Berlusconi e il suo partito (che possano bruciare) e "costringi" Grillo a venire a patti (svantolando, volendo, la scusa "lo volevate voi"), infine governi. Semplice, no?

Per Diana! Cosa cazzo non ha funzionato!?!

(Per una versione animata: https://www.youtube.com/watch?v=P1FGkXabhjA)

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