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sabato 5 ottobre 2013

ANNEGARE OGNI GIORNO NEL MARE DELL'INDIFFERENZA

di Sara L.

Sono passate poche decine di ore dalla tragedia di Lampedusa, punta dell'iceberg di un fenomeno drammatico.

Tante sono state le parole spese in proposito, nei migliori dei casi condite da buone intenzioni e pietismo, che non me la sento di aggiungerne altre.

Mi limito ad invitarvi a:
Dedicare qualche minuto al pensiero... e poi decidere se aderire a questo appello
per chiedere che l'Europa metta nella sua agenda politica una riflessione seria sul diritto d'asilo.

sabato 20 luglio 2013

GENOVA NON HA SCORDATO... E NEANCHE NOI

di Sara L.
Io Genova me la ricordo dalle immagini in TV e da quel senso di rabbia che mi montava dentro, quando a 14 anni, inizia già a capire cosa è giusto e cosa no, e vuoi cambiare tutto quello che vedi che non funziona. A 12 anni di distanza leggo questi articoli di Angelo Miotto, gioranlista che quella Genova l'ha raccontata con gli occhi, l'obiettivo, il cuore e i piedi che corrono.

Leggeteli, altro non aggiungo. Ma leggeteli, fatelo per onor di cittadinanza. Perché si possa arrivare un giorno a condividere un'idea di Giusto, o quantomeno a confrontarsi senza che ci scappi il morto e i massacri da macelleria messicana.

 


sabato 15 giugno 2013

MAI DIMENTICARE: FINO ALLA VITTORIA, SEMPRE!


di Sara L.

Tranquilla serata estiva all'Happening delle cooperative di Bergamo. Ci sono i Modena sul palco e tanti ragazzi e ragazze, che come me sono cresciuti con i Modena di Cisco, ascoltano il concerto un po' in disparte, alcuni di loro pensando che “in questa formazione sono anche bravi ma non sono i Modena di una volta”, alcuni ricordandosi dei concerti del passato, quando ancora c'era la festa dell'Unità. Poco a poco però le resistenze si fanno meno rigide, grazie anche al calore della serata, al Mojito che in quella festa è proprio buono e alle canzoni dei vecchi album che talvolta fanno capolino nella scaletta. E così eccomi là sotto il palco, insieme ad un po' di vecchi come me.
Partono le note di Transamerica e l'entusiasmo divampa e si sparge insieme al sudore, poco dopo la fine della canzone il gruppo ricorda dal palco che oggi (ieri per chi legge) è anche il compleanno di Guccini. E lì ecco riemergere la mia iniziale perplessità. 
A fine concerto attiro l'attenzione del cantante e gli ricordo che il 14 giugno è anche e soprattutto il compleanno del Che. Lui mi guarda un po' smarrito, gli ci vogliono un paio di secondi per realizzare cosa gli ho detto: “Che coglioni che siamo!” esclama. “Tu l'hai detto”, pensa la parte più adolescenziale di me.

Ernesto Guevara de la Serna nasce proprio il 14 giugno, è il 1928. A poco serve riassumere qui la sua biografia, in rete e in libreria se ne trovano di valide, chi volesse evitarsi lo sbattimento della ricerca può fare un salto da me e pescarne almeno un paio dalla mia libreria. Il Che è un personaggio preso a modello da molti, forse anche arrogandosi il privilegio di farne la propria bandiera: accade probabilmente perchè è uno degli ultimi miti che la storia ha regalato al Mondo, mito romantico e ribelle, imprevedibile, bello e talvolta anche un po' antipatico.

Il Che ha regnato incontrastato sull'olimpo dei miei miti personali per moltissimo tempo e tutt'ora, in parte, il suo agito nei confronti e insieme agli ultimi, ai calpestati, influenza molto la linea del mio agire. Per questo ieri me la sono un po' presa, perchè Guccini sarà anche un grande cantautore, ma prima bisogna ricordare il Che, ecccheccaz!

E così oggi, in modo molto umile, ho scelto di ricordarlo da questa pagina... per voi uno stralcio della lettera di addio che scisse a Fidel prima di andare in Bolivia e infine, per riconciliarmi col Guccio che, in fondo, del Che fu cantore, un omaggio... 

a te Ernesto, che ci insegnasti la strada del cambiamento.

sabato 25 maggio 2013

BUONA STRADA, GALLO!


di Sara L.

So di replicare nell'argomento l'articolo pubblicato ieri, ma poco mi importa: sento l'urgenza di dare voce a ciò che mi risuona dentro, nello stesso momento in cui a Genova si stanno svolgendo i funerali di Don Andrea Gallo.

Quando giovedì ho saputo che Don Gallo era morto ho provato una fitta di dolore e anche una fitta di rabbia, immediatamente seguite da un moto di tenerezza e dai ricordi che venivano a galla. Quando se ne và qualcuno che stimi, è inevitabile esserne addolorati: se, come nel suo caso, è una persona di cui senti la necessità, allora dentro si fa strada anche un po' di rabbia: chi ci sarà adesso a portare alla gente la voce dei ragazzi di San Benedetto? Chi farà da cassa di risonanza alla frustrazione di chi non ha nulla da perdere, e forse non l'ha mai avuto, con quel tono paterno e irriverente
Poi ripenso all'ultima volta che ti ho visto, e la rabbia scivola via, scansata dalla dolcezza e dalla forza dei tuoi occhi e della tua voce durante la chiacchierata fatta insieme. Al termine di una delle serate che spesso fai in giro per il Paese mi sono voluta fermare a salutarti. C'era tanta gente e ho dovuto aspettare un bel po': tu eri stanchissimo, si vedeva... ma non rinunciavi a scambiare due parole con i presenti. Quando è arrivato il mio turno mi sono seduta accanto e te, con uno dei tuoi libri in mano: ti ho ringraziato per la costanza con cui ogni giorno davi voce a chi ha bisogno di ascolto, di uno sguardo amico. Mi hai guardato e mi hai chiesto “Che lavoro fai?”, io ti ho risposto L'assistente sociale”: tu hai posato la penna e mi hai chiesto chi incontrassi tutti i giorni e cosa ne pensassi. Quando ti ho parlato dei richiedenti asilo, delle donne vittime della tratta, dei minori stranieri non accompagnati con cui lavoro mi hai detto “Beh, allora giochiamo nella stessa squadra”
Ed è per questo che, guardando quella bara nelle immagini in tv, mi sento un po' smarrita, come se la mia squadra avesse perso un grande giocatore: poi mi scappa un sorriso se penso come avresti reagito alle parole che il Cardinal Bagnasco ha pronunciato ieri dicendo che con te aveva un rapporto fraterno... “Ne ha dette tante di cazzate, il Signore gli perdonerà anche questa!”... questo avresti detto, con quel tuo fare irrisorio e leggero nei confronti di “una certa Chiesa”.

giovedì 16 maggio 2013

L'ho fatto io!

 di Miriam Bonalumi


C'era una volta un muro sporco, vecchio, che deturpava il paesaggio del centro di un importante paese.  Malandato da anni, era sempre stato così, con le sue scritte e l'intonaco scrostato...nessuno ci faceva ormai caso. 
Era sorto in un luogo di passaggio, affacciato verso un marciapiede dove la gente camminava di fretta per andare in stazione o al supermercato.
 Un giorno però, accadde qualcosa di scioccante: una banda di personaggi strani, divertenti e un pizzico geniali, dopo aver chiesto il permesso, iniziò a prendersi cura di quel povero cemento depresso: prima la progettazione, poi i disegni fantasiosi, infine il brillante tocco di colore.
Fu un lavoro lungo e faticoso, divertente e molto stancante, di numerosi pomeriggi.
 Il risultato artistico fu strabiliante, ma il meglio fu la reazione della gente: ora le persone si fermavano, ammirando l'opera coloratissima, e si allontanavano dopo qualche minuto, sempre verso la stazione o il supermercato, solo un pò più allegre. 
Ah, si tratta di una storia vera:  

Il muro di Via Moioli dipinto dai "Ragazzi del Venerdì Sera" della Cooperativa sociale "Il Segno", Ponte San Pietro (Bg)




Ma chi erano questi individui, più o meno giovani, più o meno talentuosi?
Il murales non fu che il culmine delle loro performances artistiche, che potrete ammirare partecipando a questo evento:
ARTDATE 2013
 Venerdì 17 maggio 2013 h.17.00
         Sala conferenze libreria ARTICOLO 21,  Largo Nicolo' Rezzara 4, Bergamo
L'HO FATTO IO!
Artisti:
Maria De Simone, Cristina Giusso, Bledar Hohxa, Luca Cavalli, Andrea Mazzucotelli, Marco Bonacina, Giuseppe Sala, Gianluca Todeschini


a cura di Maria Francesca Tassi e Società Cooperativa Il Segno


Inaugurazione
"La mostra presenta opere realizzata da I Ragazzi del Venerdì Sera, un gruppo composto da persone diversamente abili e giovani volontari.
L'evento è il risultato di un laboratorio che sotto la guida di un'artista (Maria Francesca Tassi) e di un'educatrice (Margherita Tassi) ha esplorato tecniche, momenti della storia dell'arte e pratica sul campo.I partecipanti si sono confrontati con la pittura, il disegno, la stampa e il murale. Hanno studiato i paesaggi, i ritratti e le composizioni di artisti dal medioevo sino ad oggi.Questo laboratorio li ha messi in contatto con i propri desideri, con i propri limiti, con il tempo in cui vivono e con il territorio; la mostra cerca di ampliare ancora di più le possibilità di confronto con l'esterno e i limiti fisici personali si sono trasformati in stimoli creativi.Saranno presenti in mostra paesaggi su tela, autoritratti e disegni creati dai partecipanti; ritratti fotografici e incisioni su linoleum, realizzati grazie alla preziosa collaborazione del fotografo Rosario Consonni e del tipografo Fausto Brembilla. in questo modo l'arte e il confronto diventato cose quotidiane, fattibili, comprensibili.L'unica opera realizzata e non visibile alla mostra è un murales di 30 m di lunghezza realizzato a Ponte San Pietro, la città in cui vivono i partecipanti. 
La bellezza si annida nei luoghi più impensati e questo laboratorio ha cercato di dare i mezzi per poterla scovare...
 (testo tratto dal volantino dell'iniziativa)

sabato 11 maggio 2013

PORTAVO UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

di Sara L.

“C'era una volta una bambina tanto graziosa e delicata, ma che d'estate andava in giro sempre a piedi nudi, perché era povera, e d'inverno calzava zoccoli di legno così grandi che il collo dei suoi piedini diventava tutto rosso e faceva pena a guardarlo.
Nel centro della città abitava la vecchia madre del calzolaio, che cucì, come meglio potè, un paio di scarpette con vecchie strisce di cuoio rosso. Le scarpe erano un po' goffe, ma l'intenzione era buona: le avrebbe date alla bambina, che si chiamava Karen.
Karen ricevette quelle scarpette rosse proprio il giorno in cui venne seppellita sua madre, e le indossò per la prima volta. Non erano certo adatte per un'occasione così triste, ma lei non aveva altro, e così vi infilò i piedini e si mise a seguire la povera bara di paglia.”

E' l'inizio di una favola di Andersen che racconta di come le scarpette rosse regalate alla piccola Karen, alla lunga la porteranno alla perdizione. Le scarpette rosse da ballo simboleggiavano in modo inequivocabile la femminilità, la seduzione sfrontata, in chiara opposizione con la vocazione pura e salvifica della giovane, che nei passi seguenti della storia si dovrà accostare ai sacramenti e poi assistere la sua anziana benefattrice.

sabato 27 aprile 2013

DONNE E RESISTENZA: BINOMIO VINCENTE

di Sara L.
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25 aprile 2013: sono in corteo, a Bergamo. Con una frangia dello stesso si abbandona il palco istituzionale e ci si dirige, come di consueto, verso la lapide commemorativa di Ferruccio dell'Orto, giovane partigiano trucidato da mano fascista nella zona di Via Pignolo. Ai piedi della lapide, dopo che “Bella Ciao” si è levata al cielo, a gole spiegate, è il turno della Cocca. Per chi non la conoscesse, la Cocca è un'istituzione: membro storico della Resistenza cittadina, appartenente alla stessa banda di Ferruccio; ora è anziana, ma di certo non le manda a dire ai suoi “quasi coetanei al Governo”, come li chiama lei. Quest'anno il suo discorso è particolarmente vibrante: si scaglia contro chi ha permesso che il Paese naufragasse e conclude ribadendo più volte, con voce arrochita: “Non è questa la libertà per la quale io, Ferruccio e gli altri abbiamo lottato”.

sabato 20 aprile 2013

RIGURGITO ALL'ALBA


di Sara L.

Alba Adriatica, piccolo paesino della provincia di Teramo – Abruzzo – Italia. Fino ad oggi questo nome mi evocava una lunga striscia di spiaggia assolata, la frescura di quella pineta in cui, se stavi ben attento e non ti soffermavi sui cocci di bottiglie rotte, potevi intravedere tra gli alberi qualche scoiattolo. Alba Adriatica è stato per molti anni il luogo delle mie vacanze estive con mamma e papà: adolescente inquieta, in cerca di qualche modo per distinguersi dalle ragazzine fotocopia tutte molto più belle, più grandi, più abbronzate. Alba Adriatica, luogo di caldi pomeriggi trascorsi a leggere o a fare da baby sitter ai figli degli amici di papà e mamma, luogo di alcuni incontri che ricordo ancora con un sorriso.
Alba Adriatica ieri entra di sorpresa nel tragitto in macchina verso l'ufficio: a Radio Popolare la dipingono come una sorta di Bronx dell'adriatico, 4 omicidi negli ultimi 4 anni, rapine, risse, sparatorie, traffico di droga. Dov'è la mia tranquilla cittadina di villeggiatura? Ma non è certamente questo scenario da telefilm di seconda categoria a far notizia, bensì uno dei candidati sindaci delle prossime elezioni comunali. Si chiama Stefano Flajani, è un neo-nazista dichiarato: già questo dovrebbe bastare a far montare un moto di disgusto in ogni cittadino che si riconosca nella Costituzione più bella d'Europa. 

sabato 13 aprile 2013

LA PRIMA VERA PRIMAVERA

di Sara L.

Sabato mattina, suona la sveglia: ore 10.00. Mi rigiro nel letto pensando che non vale la pena alzarsi, tanto con il tempo che c'è fare la lavatrice per impedire che i panni sporchi della mia cesta, ignorati da giorni, chiedano asilo in una lavanderia a gettoni è assolutamente inutile.
Faticosamente alzo una palpebra, con l'immagine mentale degli omini dentro di me che uniscono le forze per compiere questo sforzo, in stile "Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere". Due pensieri mi folgorano in quell'istante, in rapida successione: 
  1. c'è mediamente più luce del solito
  2. ciò non può essere dovuto solamente all'ora tarda.

Poco dopo mi alzo, vado alla finestra carica di speranza: in cortile c'è un gatto, acciambellato sul cofano della macchina. Alza il musetto per vedere che c'è e, presupponendo che i gatti siano dotati di un minimo di empatia, mi osserva sornione condividendo con me la soddisfazione di una giornata di sole splendente dopo settimane di pioggia.

sabato 6 aprile 2013

MENO TOPI, PIÙ CITTADINANZA

di Sara L.

Ottobre 2012: qualcuno si ribella e dice basta, seminando l'idea che sulle ceneri della crisi può nascere una nuova consapevolezza e senso di cittadinanza. Siamo a Pisa, precisamente sul sito dell'ex Colorificio Toscano, acquistato alla fine degli anni Novanta dalla multinazionale J-Colors e fallito nel giro di pochi anni, affibbiando la greve definizione “in esubero” a circa un centinaio di dipendenti. Dal 2008 il terreno era abbandonato al degrado, regno incontrastato di topi e blatte, un'area di 14.000 metri quadrati che dopo un po' ha iniziato a interrogare, con la forza del silenzio l'impatto visivo, i cittadini di Pisa. Così, nell'ottobre dello scorso è cominciata in modo spontaneo e del tutto pacifico l'occupazione della zona.
Nossignore, non si tratta del modello di spazio occupato che tentano di propinarci i media della società benpensante (“L'eco” cittadino, per dirne uno): qui ad occupare non sono ragazzi in felpe oversize con cani, nemmeno writers alla ricerca di nuove superfici e neanche hippies dell' ultima ora. Ad aver occupato lo spazio dell'ex colorificio sono le associazioni della città, che semplicemente e con gran buon senso rivendicano quello spazio inutilizzato per sé, per poter svolgere attività a beneficio di tutti: ed ecco nascere, grazie al contributo di ciascuno, il Municipio dei Beni comuni. Attività per bambini, corsi di arrampicata, attività sportive, una ciclofficina, musica, attività a sostegno dei richiedenti asilo... queste le attività pericolose e sovversive proposte dal Municipio.

venerdì 8 marzo 2013

WOMEN HAVE THE POWER # 2013

di Sara L.

Capire da dove si viene e decidere dove si vuole andare: un vero e proprio processo culturale che ci dovrebbe accompagnare nell’analisi e nella valutazione di tutti i fenomeni sociali in cui siamo immersi. Questo stesso processo ogni 8 marzo mi induce a fermarmi e a pensare all’origine di questa celebrazione, che tutti gli anni mi provoca reazioni semi-allergiche alla vista delle tante donne, alcune delle quali reputo persone in gamba gli altri 364 giorni, inguainate in improbabili abiti che seppelliranno nell’armadio fino all’anno prossimo, mosse da una male interpretata istanza femminista secondo la quale il mondo, soprattutto maschile, almeno quel giorno dovrà essere ai loro piedi. Le origini di questa come di altre celebrazioni si confondono un po’ con il mito ma di certo poco hanno a che vedere con allegri fiori gialli o provocanti serate di streap.

New York, inizio marzo del 1908: le operaie di un’industria tessile scioperano per protestare contro le terribili condizioni in cui sono costrette a lavorare. Lo sciopero si protrae per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario decide di bloccare tutte le porte della fabbrica ed  appiccare il fuoco, provocando la morte di 129 lavoratrici.
Il mio augurio per le lettrici e i lettori del blog è che ognuno di noi porti impressa nel cuore e nell’animo la consapevolezza che la celebrazione intende ricordare un momento in cui le donne hanno voluto tirar sù la testa e reclamare rispetto e dignità.
Per questo motivo mi prendo la libertà di utilizzare questo spazio per ricordare alcune donne per le quali tirar su la testa è pratica quotidiana.

Auguri ad Hassanya e a tutte le donne fuggite dai tumulti che hanno scosso il Nord Africa negli ultimi anni: in Italia siete state riunite, insieme alle vostre famiglie, sotto il grande cappello dell’“Emergenza Nord Africa”. Qualcuno, seduto sulle poltrone là in alto, ha deciso che dovevate essere trattate come un terremoto, un’inondazione che passa e tutto travolge: un’emergenza di carattere nazionale. Dopo due anni di interventi dispendiosi sul piano economico, di scandali, di modalità di gestione dissennate all’interno delle quali poco o nessuno spazio è stato dato agli operatori per costruire progetti di integrazione, l’assetto del progetto è ancora emergenziale. Ora che “l’emergenza Nord Africa” secondo il calendario del governo è terminata, i tuoi occhi chiedono conto a tutti noi di quanto è accaduto e di quanto accadrà: a te, Hassanya, auguro il coraggio di andare avanti e a chi ha deciso da quelle poltrone auguro la capacità, un giorno, di capire quanto male hanno fatto, a chi come te è arrivato e all’Italia che ha dimostrato di non saper accogliere.

domenica 24 febbraio 2013

Al voto! [1]

di Dennis Salvetti

"Votate, votate, votate, invito tutti ad esprimere le proprie idee. [...] è bene che tutti dicano che Paese vogliono perché la democrazia è questa."


"Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico."   Articolo 48 comma 2 Costituzione

sabato 16 febbraio 2013

IL NOSTRO È UN PARTITO SERIO (cit. R.G.)

di Sara L. 
 
Sì lo so, manca una settimana al voto: il 24 e 25 febbraio si svolgeranno le elezioni per il Consiglio Regionale lombardo e per scegliere i deputati e i senatori che andranno a comporre il prossimo Parlamento. Eppure eccomi qui, non ho resistito. O meglio: ho resistito anche troppo, la mia pazienza e tolleranza hanno deciso di sfondare gli argini della mia ben nota discrezione.

Succede infatti da tempo che le mie orecchie prestino ascolto a sempre più frequenti dissertazioni, neanche troppo dotte, in base alle quali votare sarebbe una perdita di tempo: “non cambierà mai nulla, i politici son tutti uguali, ladri nella maggior parte dei casi, fannulloni in tutti gli altri... che senso ha andare a votare?! È solo una perdita di tempo!”.
La cosa curiosa è che tale atteggiamento viene talvolta mutuato dalla politica stessa, con risultati alcune volte curiosi, molto più spesso patetici e puerili. Volendo osservare il fenomeno fin dai suoi albori come non citare uno degli slogan più celebri della Lega, ovvero “Roma ladrona?”... che in altre parole stava a significare “aiutateci ad andare in mezzo a tutti quei terroni ladri che stanno a Roma a mangiare struffoli e cannoli, che non fanno nulla e ci rubano le tasse. Li spodesteremo e porteremo finalmente l'etica retta e lavoratrice tipica del Nord!”. Ecco, appunto. 

sabato 2 febbraio 2013

SCRIVO DI VOI

di Sara L.

Settimana allucinante: il lavoro che mi fa impazzire, le mille cose che comporta un trasloco imminente, la settimana di convivenza con i ragazzi del clan in Città Alta. Giovedì sera, poco dopo la mezzanotte, stiamo tirando insieme le ultime cose prima di andare a letto. Mi rendo conto che il sabato ormai è vicino e, un po' sconsolata, esclamo: “Noooo!! non ho ancora trovato niente per l'articolo di sabato!! Cosa scrivo?!” “Scrivi di questa settimana!!” “Scrivi di noi!!”
Inizialmente scarto l'idea, ma ora eccomi qui, con il pc davanti... ho deciso di scrivere di voi.

Ded to: Clan Ponte Antico, Gruppo Scout Ponte San Pietro.
A Carlo, Cisco, Ele, Erica, Francy, Jacopo, Mago, Michela, Rachele, Rosy, Simo, Stefy, Vicky e naturalmente al Boss.

Scrivo di voi, che siete un pezzo della mia vita: prima di voi ho abitato quelle casette che si vedono dal ponte sul Brembo e ciò è stato possibile solo perché c'era qualcuno che, adulto e non più ragazzo, impiegava il suo tempo camminando al mio fianco, permettendomi di vivere quelle esperienze che solo lo scoutismo regala. E' stato questo, credo, il motivo iniziale che mi ha fatto scegliere di diventare capo: la necessità di restituire almeno in parte ciò che avevo ricevuto. Poi siete arrivati voi: era l'ottobre del 2008, e piano piano siete entrati nella mia quotidianità, 5 anni dopo ci siete ancora dentro fino al collo.

Scrivo di voi, che mi occupate un sacco di spazio mentale, un sacco di spazio nella Bontina quando ci spostiamo (ogni riferimento a valigie monumentali è puramente casuale) e soprattutto un sacco di tempo: tanto che, di solito, quando quantifico a qualcuno quante ore/giornate che passo con voi, mi guardano come se fossi pazza. Scrivo di voi, che fate sì che guardi i miei interlocutori come se i pazzi fossero loro.

mercoledì 9 gennaio 2013

...Sostienici!...Aderisci!...

Dimensione reale rispetto alla moneta
di Francesco Mancin
Spogliatevi! è un'idea. E un'idea è pur sempre qualcosa di immateriale. Spogliatevi! è nell'essenza zero ed uno, non nero su bianco su materiale organico celluloide. Spogliatevi! non ha costi importanti se non la fatica, il tempo, la frustrazione delle proprie passioni. Gli unici costi in cartamoneta che abbiamo finora sostenuto hanno riguardato l'acquisto del dominio internet e la stampa di alcuni adesivi.
Perché Spogliatevi! esista ciò non è necessario, un'idea esiste e può esistere nella mente separata e solitaria di ognuno di noi. Perché Spogliatevi! invece serva a qualcosa, anche di minimo, ciò diventa invece essenziale: lo spazio di 0 e di 1, il tempo, un minimo di pubblicità. Tutto questo è necessario affinché sorga una vera comunità pensante e pulsante, un canale culturale, educativo, politico.
Noi non siamo giornalisti, e non vogliamo porci come tali. Io non saprei spiegare a nessuno perché dovrebbe "perdere tempo" a leggere uno dei nostri articoli quando ha tutta la rete a disposizione. So invece che però questo succede, e ci piace che continui ad accadere.
Parlando con Francesco Parisotto, studente di Storia, una delle tante persone che si trovano lungo la strada, raccontavo:
- molte persone che ho incontrato nella mia vita raggiungono un livello di consapevolezza e di competenza in alcune materie (soprattutto politiche, sociali ed economiche) che è giusto diffondere attraverso uno strumento flessibile
- che la Politica passa essenzialmente ed obbligatoriamente attraverso l'informazione, lo stimolo, la passione e la discussione;
- che le persone si debbano sbattere per coltivare tutto questo, da cui l'imperativo "Spogliatevi!"
e lui rispondeva:
Ecco, questa è la mia idea di giornalismo politico: mettere giù tutti gli sfoghi che ti passano per la testa, lasciarli raffreddare per poi rileggerli e riorganizzarli. Non si tratta solo di informare, ma di spingere la gente ad informarsi. Informare lo fanno già in tanti, sono gli stimoli che mancano.
Ecco perché nasce l'idea degli adesivi: diffusione ed auto-finanziamento.
La Redazione di Spogliatevi! non nasce da un retroterra culturale dove è usuale chiedere un sostegno senza riscontro, una sorta di elemosina: in un epoca in cui "associazioni" trasformano i soldi dei cittadini in oro e diamanti sembra giusto che il sostenitore venga "ricompensato" del suo aiuto. Da qui l'obbligo di offrire un prodotto od un servizio, e non soltanto di produrre appelli. L'adesivo diventa il prodotto che noi offriamo, il servizio è ciò che già stiamo facendo.
Sarà quindi possibile acquistare gli adesivi pretagliati che vedete in fotografia. Per massima trasparenza si comunica che complessivamente un singolo adesivo è costato a noi 14,5 Cent/€, mentre lo si rivende a 50 Cent/€ cadauno, oppure a 2€ per un set da 5 pezzi. Il prezzo è quindi chiaramente un prezzo per il sostegno, e non già di mercato.
Il ricavato coprirà il costo del rinnovo del dominio per l'anno 2013 che sarà di circa 10€ più iva ed il costo di stampa degli adesivi, equivalente a 70€.
Gli ordini devono pervenire alla casella mancio_miseno@hotmail.it oppure attraverso il numero 3318508305. Poi vediamo dove incontrarci!
Potete farne l'uso che volete, il materiale è resistente ed i colori sgargianti, si fatica a staccarli.
per questo motivo, è più un atto dovuto che altro, Spogliatevi! ed in particolare i suoi componenti non risponderanno di eventuali danni causati dall'attacchinaggio. Se ne consiglia un uso responsabile: No sulle automobili o su altre proprietà private senza previa autorizzazione, Sì sulla vostra auto, sulle vostre proprietà e su tutte le superfici di demanio pubblico non coperte da divieto di affissione. Sarebbe altresì impossibile rispondere dei danni in quanto impossibile è stabilire il nesso tra autore e vendita.
Un ultimo chiarimento: comprare gli adesivi è qualcosa di simbolicamente gradito e speciale, ma è altro che ci aiuterebbe veramente. Entra nella redazione, partecipa e condividi la tua arte. Fotografa te stesso e i tuoi tempi. Rendi grande e tua la nostra idea.
Buon 2013, La Redazione


mercoledì 5 dicembre 2012

Concorso di idee per spettacolo musicale


 By The Jahgglers

 Noi Jahgglers  stiamo impegnando la nostra attività musicale con un nuovo progetto di un concerto-spettacolo sul tema del TRENO e del VIAGGIO.
'Treno' come 'storie umane IN movimento' e 'viaggio' (in treno) come 'storia umana DI movimenti'.

Il treno come luogo in cui pezzi di vita multicolori seguono il ritmo dell'incrociarsi e del sedersi-accanto; il viaggio come dipartirsi di strade-di-pensieri che disegnano la propria melodia di memorie e aspirazioni; il viaggio-in-treno come "spettacolo" delle multiformità del vivere che si mescolano in una dinamica che fa musica
 Quindi la nostra idea di ri-evocare lo spettacolo-treno a partire da contesti musicali (di nostra esecuzione) che accompagnino la presentazione di pensieri di viaggio e viaggi-di-pensieri, costruita con varie forme di produzione d'arte.

Vogliamo invitarvi a collaborare proponendoci vostre idee artistiche di vario tipo:
performativo (monologo, sketch, coreografia); verbale/testuale (riflessione storico-antropologica; satira; poesia); figurativo (immagini di varia sostanza e supporto, statiche o dinamiche).

Prendiamo in esame sia materiale già realizzato, sia progetti di produzione, sia intenzioni di partecipazione attiva.
 potete proporci le vostre idee all'indirizzo jahgglers@googlegroups.com o raf.mor@hotmail.it da qui a circa metà Gennaio.
(saranno da discutere la compatibilità e realizzabilità del lavoro, il ruolo dello spettacolo, la partecipazione dell'autore) 

L'obiettivo è preparare una 'esibizione musicale dal vivo' in questa forma rielaborata, che porteremo al pubblico a cominciare dalla partecipazione ad Artway (Marzo-Aprile 2013) e l'intervento a una manifestazione organizzata dal Comune di Mozzo (Maggio 2013)

Lo intitoleremo: "Ci Scusiamo Per Il Disagio", con intento non solo di parodia dell'esperienza di pendolari vissuta realmente dai componenti del gruppo, e di autoironia sul tentativo, ancora in incubazione, di reinventare le nostre possibilità musicali – ma soprattutto di mostrare interesse per quel disagio di cui è sempre carico il "viaggio" dell'esperienza umana e con cui gli                
umani-viaggianti animano i treni.



martedì 31 luglio 2012

Anche i redattori si godono il sole

La Redazione
I nostri più cari ed affezionati lettori ( persino Vicky dalla Thailandia) avranno notato l'irregolarità nella pubblicazione degli articoli in questa settimana, il motivo è chiaro la redazione in questo torrido agosto sta abbandonando Bergamo,  qualcuno si darà ai campi scout, qualcuno a spiagge mozzafiato ma sarà impossibile gestire il blog come durante il resto dell'anno e annunciamo quindi in via ufficiale la pausa estiva di
Spogliatevi! cari lettori godetevi le ferie e ci rivedremo a settembre, casi eccezionali a parte!


sabato 7 luglio 2012

MATTI DA LEGARE A CHI?!

di Sara L.

Tra la primavera, caratterizzata da terremoti terrestri e politici, dallo spread ballerino e dagli scandali del calcio, e l’estate, portatrice di delusioni europee (nel calcio e non solo) e brillanti idee sui tagli alla spesa, qualcosa è sfuggito all’opinione pubblica…
Quasi nessuno lo sa, addetti ai lavori a parte, ma in questi mesi il nostro Paese ha assistito inerme ad un gigantesco tentativo di regressione culturale nell'ambito della cura dei disturbi mentali. Il 17 maggio, infatti, la Commissione Affari Sociali della Camera ha adottato (con 14 voti a favore di PDL e Lega e 12 contrari di PD, IDV e Radicali) il testo di legge di modifica della legge 180, meglio nota come “Legge Basaglia”, dal cognome del suo coraggioso promotore.
Sul sito della Camera potete leggere la proposta di modifica

Senza alcuna pretesa di esaustività, vi propongo l'analisi di alcuni tra gli aspetti che maggiormente svuotano le premesse culturali della 180.

All’art. 4 della proposta di legge Ciccioli (dal nome del relatore) si prende innanzitutto in considerazione il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) a cui viene cambiato il nome in Trattamento Sanitario Necessario: come a dire “facciamo una legge inutilmente repressiva ma addolciamone i termini”. Ma non è solo la parola che cambia, cambia in modo sostanziale anche il contenuto: si passa infatti dagli attuali 7 giorni di TSO rinnovabili (che bastano e molto spesso avanzano, se si vuole fare un’analisi seria) ai 15 rinnovabili del nuovo TSN!

È all’art. 5, però, che si assiste al più grande tentativo di riportare indietro le lancette della storia e della cultura medica, introducendo luoghi in cui le persone malate vengono rinchiuse per essere curate obbligatoriamente.

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