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domenica 29 settembre 2013

Il problema non si pone, perché … la pena c’è!

di Dennis Salvetti
 
Nuovissimo manifesto elettorale della nuova Forza Italia

È  da oramai due mesi che ci stanno tediando e tartassando con questo malnato problema dell’agibilità politica di Silvio Berlusconi, ed oggi (28/09 n.d.a.) è stato raggiunto il culmine di tale guazzabuglio di opinioni e richiami da parte della parata di falchi, colombe e pitonesse del PdL: dopo le minacciate (e minacciose nonché millantate, spiegherò poi perché) dimissioni in massa dei parlamentari pdllini, è giunto l’annuncio peggiore per un governo già gravido di problemi alla nascita: le dimissioni “volontarie” dei ministri PdL (tra cui il sen. Quagliariello che sembrava refrattario sulle dimissioni dal seggio senatorio), facendo scoppiare la peggiore (ed insulsa) crisi politica dal 1992. Questa crisi gravissima (e totalmente pretestuosa) non ha alcun fondamento giuridico sull’argomentazione addotta: Berlusconi, che lo voglia oppure no (e con lui i suoi galoppini e reggicalze), il seggio al Senato lo deve abbandonare punto. Questo stante alle norme vigenti. Il caos scatenato dalle vicende giudiziarie del “nano di Arcore” e dalle scenate degli accennati galoppini andrà a ripercuotere i suoi effetti solamente in capo al governo Letta (che non ho mai apprezzato e sempre avversato, frutto a mio modesto parere di un ricatto di alcuni e dell’imbecillità di altri), e da questo sui cittadini, perché, come evidenziato da molti, in questo periodo emergono tutti gli appuntamenti fiscali ed economici generalmente affrontati nella legge di stabilità (ex finanziaria), quest’anno per di più gravata dalla scellerata abolizione dell’IMU senza che si fosse definita una via d’uscita alternativa, che rischia di provocare uno sconquasso negli italici portafogli (si parla di seconda rata IMU unita a TARES e all’aumento dell’IVA, senza dimenticare le accise sulla benzina e tutto il resto). Questo mostra di quanto se ne freghino dell’interesse e del bene del Paese le destre, è segno evidente di cosa costituisca loro primario e supremo obbiettivo: fare sì che il loro capo resti culo appiccicato al suo trono. E non paghi abbastanza (evidentemente anche degli stipendi, nonché di tutte le ulteriori prebende e vitalizi) pagati di tasca pubblica, con assoluta e cieca arroganza e protervia addossano le colpe sulla testa di un provato PD, che non è certo incolpevole (e che forse se l’è andata a cercare), ma il casino che si sta scatenando ha un solo responsabile: il PdL (pur nella sua forma plurisoggettiva di servi, giullari, puttane e guardaspalle). Quando nella storia della Repubblica è stata messa in pericolo in un modo così stupido ed infantile la tenuta delle istituzioni? E tutto per le vicende giudiziarie PRIVATE, per quanto si tratti di un personaggio pubblico, di un uomo.

giovedì 18 luglio 2013

67 BUONI MOTIVI

di Sara L.


“Non c'è niente di più incoraggiante per un detenuto politico che sapere che la sua vita non è andata sprecata” (N.M.)

Oggi è il compleanno del Presidente Nelson Mandela: l'ONU ha voluto celebrarlo con l'istituzione, nel 2010, del “Mandela Day” per contribuire alla diffusione nel mondo del messaggio di pace, uguaglianza e giustizia sociale che Mandiba ha incarnato negli anni della lotta contro l'apartheid.

67 sono gli anni spesi da Nelson Mandela a servizio del suo popolo, per la difesa dei diritti e per la lotta per un mondo migliore, per questo motivo la campagna quest'anno si fa concreta con lo slogan “offri 67 minuti del tuo tempo agli altri, al mondo, al bene comune”.

E tu, cosa farai per i prossimi 67 minuti?

Auguri Presidente, quanta gente ancora dovrà imparare la tua lezione?

 

mercoledì 3 luglio 2013

Eroi dei miei tempi, ormai altri. Perché credo che Andreotti debba ancora essere vivo.

di Francesco Mancin
"Crederò alla fine di Berlusconi solo quando morirà dolcemente tra le braccia di una Lolita" Bert Wagendorp, Wolkskrant, Paesi Bassi (da Internazionale,n. 1006)
Ero alle scuole medie, al secondo o al terzo anno, quando iniziai a rendermi conto della vastità del mondo, delle guerre, delle lotte per i diritti civili e politici, della povertà. Oggi mi chiedo chi debba ringraziare per questo, se i miei genitori, i viaggi dell'infanzia, la scuola. Sicuramente un tassello fondamentale fu posto quando lessi Quale Futuro, una raccolta di piccoli saggi molto accessibili e didattici, che spiegavano con agilità i grandi problemi del Novecento come lo scioglimento dell'Urss, la storia di Iqbal Masih, la Palestina di Arafat, Rabin e Clinton. Fu così che mi spiegarono dell'Apartheid e di Nelson Mandela, e di quello stato con un'insolita capitale che sembrava una città del Lazio, uno stato allora dilaniato dal mercato dell'inutile lusso dei diamanti De-Beers.
Mi ritenni e mi ritengo fortunato. L'orgoglio di essere vissuto negli stessi anni in cui i grandi personaggi della storia sono ancora viventi per me è incalcolabile. Mi sembra di avere un grande privilegio, di riuscire a partecipare all'evoluzione sociale dell'uomo, anche se distante migliaia di chilometri, comodo nel mio appartamento.
Da allora coltivo la profonda nostalgia di non essere nato in prossimità del sessantotto, di non aver visto in televisione Ernesto Guevara, il generale De Gaulle o Togliatti. Di aver conosciuto Gandhi solo come martire, di aver capito dopo la bellezza di un pezzo di De Andrè, il coraggio di Calamandrei, la caparbietà di Pertini, il sacrificio di Moro.
Ho la sensazione di aver perso i migliori anni per godermi gli eroi: gli anni in cui gli eroi esistevano e si celebravano pur viventi, in cui qualcuno, per moralità o contributo all'umanità, si poteva guadagnare lo status di intoccabile.
E' per questo che finora mi sono attaccato con forza all'emozione di essere un "contemporaneo" di un "grande del Novecento", è per questo che, le recenti notizie su Mandela mi sconfortano.
Chi è rimasto? Chi rimane di quel secolo tormentato fatto di scelte vere, dolorose, coraggiose?
Il problema del secolo breve è che ci lascia un'eredità di morti celebri che ci fanno dubitare del valore degli eroi. Gandhi, Rabin, Iqbal, Luther King, sono icone che i proiettili hanno impresso definitivamente nella memoria del mondo, palpabili idee di purezza. Certo anche personaggi meno trasparenti come i Kennedy, o Arafat, forse sono stati consacrati da una morte prematura o comunque inaspettata.
E negli ultimi anni quanti ci hanno lasciato? Solo quest'anno Colombo, l'ultimo costituente, e la Hack, Rita Levi Montalcini prima, Neil Armstrong e Oscar Luigi Scalfaro. Ma soprattutto il domestico e umile Don Gallo e il partigiano francese Stéphane Hessel.
Dispiace veramente che il destino, o la biologia, ci abbiano privato della possibilità di udire ancora le loro parole e di leggere ancora i loro scritti, e tutto questo mi porta, forse ingiustamente, a considerare amaramente che ogni volta che ci si perde uno di questi "pezzi" si scivola sempre più nella mediocrità degli opinionisti, dei talk, degli arrivisti della società contemporanea. Made in ventunesimo secolo.
Una società, anzi una fattoria dove non si eleva nessuno sul podio per il merito e la forza delle sue parole e dei suoi atti, dove non è permesso adorare gli idoli, che potrebbero sostituirsi ai vitelloni grassi e ricchi, o alle letterali vacche, oche o polli da spennare. E' la paura di doversi confrontare con il duro reale e con la vera saggezza che scatena il fango di miccoli su Falcone o quello di borghezio su Saviano. Questi omuncoli non si meritano neanche la lettera maiuscola dei Grandi.
A questi dispiaceri si aggiunge un dispiacere meno di moda:

sabato 29 giugno 2013

SALUTACI LE STELLE

di Sara L.


E' la prima notizia in quasi tutti i giornali della sera: all'età di 91 anni è morta Margherita Hack, prima donna a dirigere un osservatorio astronomico. Scienziata, politica, serenamente atea, un bel caratterino fin da ragazza quando rischiò di farsi espellere da tutti i licei di Firenze per la sua propaganda antifascista.
A nome di tutta la redazione volevo prendere questo piccolo spazio per dedicarle un ricordo. Dei coccodrilli saran pieni i Tg, noi ti dedichiamo una canzone...




mercoledì 26 giugno 2013

La fine di un'Epoca

di Dennis Salvetti
La scorsa sera è morto a Roma Emilio Colombo, e come di consueto per questi defunti illustri non spenderò parole in elogi funebri, non è mio compito farlo, è di altri ricordare ciò che ha detto, che ha fatto o scritto e che ha trasmesso, saranno altri a scrivere della caratura di questa persona, io voglio trattare (seppur brevemente) di altro, perché, credo, con lui un pezzo di Storia di questo Paese svanisce. Non è per sentimentalismo che scrivo, non è perché conoscessi chi fosse, che avesse fatto di preciso, solamente so che fu Padre Costituente, parlamentare fino a ieri, più volte ministro e pure Presidente del Consiglio, infine anche europarlamentare, una vita quindi vissuta immersa e all’insegna della politica e al servizio del Paese (nelle forme, ritengo, più alte, non per disprezzo di tutta la restante cittadinanza, ma perché ruoli rilevanti e, almeno così dovrebbero essere, di grande responsabilità). Non è mia intenzione, ripeto, fare un’apologia di Colombo, lascio ad altri il piacere di farlo con tutti gli annessi e connessi, sviolinate e paraculate di ogni genere e più o meno fuori luogo.

Come studente di Giurisprudenza, come appassionato studioso (nel mio piccolo) ed estimatore della nostra Costituzione (come spero si sia capito), il mio intento è celebrare quella che ai miei occhi appare come la fine di un’epoca.

E mi pare curioso, un gioco del destino che, proprio ora che ci si sta accingendo ad addentrarsi ed intervenire nelle delicate trame della struttura istituzionale (con metodi quanto mai discutibili), l’ultimo di coloro che contribuirono ad edificarla (talora con grosse difficoltà, ma sempre, ci ricordavano, con entusiasmo) sia morto, tra l’altro a breve distanza dall’addio di un altro Padre Costituente.

Avvenimenti del genere, al di là del piano umano, non ci possono lasciare indifferenti, poiché si tratta di pezzi di Storia, frammenti della memoria giuridica e polita italiana. Soprattutto oggi che si vuole modificarlo, quel pezzo di Storia giuridica e politica d’Italia che è la nostra Costituzione, e forse la memoria, i ricordi di due così importanti Costituenti potevano aiutare ed indirizzare, non mostrando resoconti e progetti allora discussi, su questo fiumi di inchiostro sono stati sprecati, ma invece trasmettendo le idee, le sensazioni, i dibattiti, gli incontri, gli scontri, gli umori … insomma, tutto ciò che attiene allo spirito e alle energie di quei giorni che produssero quella che è “la più bella del mondo”.

E quindi, come semplice cittadino, un Grazie e un Addio.

sabato 15 giugno 2013

MAI DIMENTICARE: FINO ALLA VITTORIA, SEMPRE!


di Sara L.

Tranquilla serata estiva all'Happening delle cooperative di Bergamo. Ci sono i Modena sul palco e tanti ragazzi e ragazze, che come me sono cresciuti con i Modena di Cisco, ascoltano il concerto un po' in disparte, alcuni di loro pensando che “in questa formazione sono anche bravi ma non sono i Modena di una volta”, alcuni ricordandosi dei concerti del passato, quando ancora c'era la festa dell'Unità. Poco a poco però le resistenze si fanno meno rigide, grazie anche al calore della serata, al Mojito che in quella festa è proprio buono e alle canzoni dei vecchi album che talvolta fanno capolino nella scaletta. E così eccomi là sotto il palco, insieme ad un po' di vecchi come me.
Partono le note di Transamerica e l'entusiasmo divampa e si sparge insieme al sudore, poco dopo la fine della canzone il gruppo ricorda dal palco che oggi (ieri per chi legge) è anche il compleanno di Guccini. E lì ecco riemergere la mia iniziale perplessità. 
A fine concerto attiro l'attenzione del cantante e gli ricordo che il 14 giugno è anche e soprattutto il compleanno del Che. Lui mi guarda un po' smarrito, gli ci vogliono un paio di secondi per realizzare cosa gli ho detto: “Che coglioni che siamo!” esclama. “Tu l'hai detto”, pensa la parte più adolescenziale di me.

Ernesto Guevara de la Serna nasce proprio il 14 giugno, è il 1928. A poco serve riassumere qui la sua biografia, in rete e in libreria se ne trovano di valide, chi volesse evitarsi lo sbattimento della ricerca può fare un salto da me e pescarne almeno un paio dalla mia libreria. Il Che è un personaggio preso a modello da molti, forse anche arrogandosi il privilegio di farne la propria bandiera: accade probabilmente perchè è uno degli ultimi miti che la storia ha regalato al Mondo, mito romantico e ribelle, imprevedibile, bello e talvolta anche un po' antipatico.

Il Che ha regnato incontrastato sull'olimpo dei miei miti personali per moltissimo tempo e tutt'ora, in parte, il suo agito nei confronti e insieme agli ultimi, ai calpestati, influenza molto la linea del mio agire. Per questo ieri me la sono un po' presa, perchè Guccini sarà anche un grande cantautore, ma prima bisogna ricordare il Che, ecccheccaz!

E così oggi, in modo molto umile, ho scelto di ricordarlo da questa pagina... per voi uno stralcio della lettera di addio che scisse a Fidel prima di andare in Bolivia e infine, per riconciliarmi col Guccio che, in fondo, del Che fu cantore, un omaggio... 

a te Ernesto, che ci insegnasti la strada del cambiamento.

martedì 11 giugno 2013

L’ambiguo fascino del (semi)presidenzialismo

Pubblichiamo un articolo apparso sul sito www.c3dem.it di Filippo Pizzolato, professore associato in Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia dell’Università di Milano Bicocca, membro del Comitato nazionale “Salviamo la Costituzione” e Vice-presidente dell’Associazione “Città dell’Uomo”. Bergamasco, è una figura ormai cara e conosciuta ai redattori di Spogliatevi!. Il Prof. Pizzolato si è in questi anni distinto per i suoi limpidi contributi ai percorsi di cittadinanza rivolti a ragazzi e giovani.
Bene ha fatto Angelo Bertani a richiamare la priorità, sempre procrastinata, della riforma dei partiti, in attuazione dell’art. 49 della Costituzione e nella direzione della loro democratizzazione interna. Il dibattito sulle riforme istituzionali è, solo apparentemente, un tema distante da questo. E ciò per più motivi. Intanto osservo un’ambiguità di fondo che grava su questa fase “costituente”: la classe politica, rivelatasi (sin qui) incapace di modificare la legge elettorale (che è una legge ordinaria) e di trovare convergenze sulla Presidenza della Repubblica (tanto da rituffarsi – come soluzione tampone – tra le braccia “paterne” e “provvidenziali” di Napolitano), tenta ora, con questa avventura costituente, di guadagnarsi una ri-legittimazione senza rinnovamento, provando ancora una volta a riversare sulle regole – dopo quelle elettorali, ora la Costituzione – la responsabilità della propria impotenza.

Come ha osservato criticamente Franco Monaco in alcuni suoi recenti articoli, la soluzione del semipresidenzialismo, su cui si registra una convergenza crescente di consensi (da ultimo, perfino Romano Prodi), appare da un lato il tentativo di ratificare un’evoluzione che si pensa compiuta nei fatti (con il ruolo “indirizzante” svolto da Napolitano nelle ultime crisi di Governo); dall’altro di perseguire un miglioramento dell’efficienza istituzionale e una integrazione del sistema politico, segnato dalla debolezza e dall’inconsistenza dei partiti, per via leaderistica.

La soluzione non mi convince. Anzi tutto perché essa rivela, sin dalla sua formulazione, il limite di un forte condizionamento congiunturale, mai opportuno quando si parla di Costituzione. La difficoltà del sistema partitico di eleggere il successore di Napolitano non può diventare argomento per sveltire una riforma di così largo impatto. La “leggerezza” dei processi riformatori è – ahimè – attestata anche dall’oscillazione repentina del PD la cui direzione nazionale – ce lo ricorda di nuovo Monaco -, non più tardi di un anno fa, aveva respinto tale opzione semipresidenziale.
 E poi, nel merito, quale modello leaderistico si persegue?

sabato 25 maggio 2013

BUONA STRADA, GALLO!


di Sara L.

So di replicare nell'argomento l'articolo pubblicato ieri, ma poco mi importa: sento l'urgenza di dare voce a ciò che mi risuona dentro, nello stesso momento in cui a Genova si stanno svolgendo i funerali di Don Andrea Gallo.

Quando giovedì ho saputo che Don Gallo era morto ho provato una fitta di dolore e anche una fitta di rabbia, immediatamente seguite da un moto di tenerezza e dai ricordi che venivano a galla. Quando se ne và qualcuno che stimi, è inevitabile esserne addolorati: se, come nel suo caso, è una persona di cui senti la necessità, allora dentro si fa strada anche un po' di rabbia: chi ci sarà adesso a portare alla gente la voce dei ragazzi di San Benedetto? Chi farà da cassa di risonanza alla frustrazione di chi non ha nulla da perdere, e forse non l'ha mai avuto, con quel tono paterno e irriverente
Poi ripenso all'ultima volta che ti ho visto, e la rabbia scivola via, scansata dalla dolcezza e dalla forza dei tuoi occhi e della tua voce durante la chiacchierata fatta insieme. Al termine di una delle serate che spesso fai in giro per il Paese mi sono voluta fermare a salutarti. C'era tanta gente e ho dovuto aspettare un bel po': tu eri stanchissimo, si vedeva... ma non rinunciavi a scambiare due parole con i presenti. Quando è arrivato il mio turno mi sono seduta accanto e te, con uno dei tuoi libri in mano: ti ho ringraziato per la costanza con cui ogni giorno davi voce a chi ha bisogno di ascolto, di uno sguardo amico. Mi hai guardato e mi hai chiesto “Che lavoro fai?”, io ti ho risposto L'assistente sociale”: tu hai posato la penna e mi hai chiesto chi incontrassi tutti i giorni e cosa ne pensassi. Quando ti ho parlato dei richiedenti asilo, delle donne vittime della tratta, dei minori stranieri non accompagnati con cui lavoro mi hai detto “Beh, allora giochiamo nella stessa squadra”
Ed è per questo che, guardando quella bara nelle immagini in tv, mi sento un po' smarrita, come se la mia squadra avesse perso un grande giocatore: poi mi scappa un sorriso se penso come avresti reagito alle parole che il Cardinal Bagnasco ha pronunciato ieri dicendo che con te aveva un rapporto fraterno... “Ne ha dette tante di cazzate, il Signore gli perdonerà anche questa!”... questo avresti detto, con quel tuo fare irrisorio e leggero nei confronti di “una certa Chiesa”.

martedì 14 maggio 2013

Odiata contemporaneità


di Edoardo Marcarini

L'arte contemporanea è uno dei canali espressivi in assoluto più criticati e meno apprezzati mai utilizzati dall'uomo. Questa demonizzazione è fondamentalmente causata dal fatto che la rappresentazione del "bello" non è l'obiettivo dell'arte e dell'artista, che invece punta a nascondere nell'opera concetti ben più profondi che richiedono un linguaggio adeguato non coincidente con la realtà.
Senza stare a dilungarci sulle definizioni dei vari gruppi di produzione e degli obiettivi dei vari movimenti (perché non finiscono più), volevo dare un assaggio di qualcosa che tutti potrebbero apprezzare prodotto nei giorni nostri.
Untitled, Tara Donovan


Opera di Tara Donovan, artista americana che realizza site-specific installations ovvero instllazioni pensate appositamente per il luogo in cui vengono conservate. Utilizza materiali comuni e di recupero, in quest'opera (Untitled) bicchieri di plastica e colla a caldo.









La piazza, Richard Estes
The deep, Jackson Pollock
Richard Estes (sopra), uno degli ideatori e massimi rappresentanti del fotorealismo, conosciuto anche come iperrealismo, rappresenta con una ricchezza incredibile di particolari immagini di vita "quotidiana" con la tecnica dell'olio su tela. non è una fotografia.





Jackson Pollock, massimo rappresentante dell'espressionismo astratto e ideatore della tecnica del dripping: Dipingeva le sue enormi tele facendo gocciolare il colore su di esse. La sua tecnica si fonda  sull'istinto e sull'intuito uniti alla componente caso (la sua pittura è definita anche aleatoria, stabilita cioè dal lancio dei dadi). Questo quadro, The deep, è l'ultimo che dipinse prima della morte.
Freedom, Zenos Frudakis
"Volevo creare una scultura che chiunque, indipendentemente dal proprio contesto, potesse guardare e percepire immediatamente l'idea di qualcuno che lotta per liberarsi. Tutti hanno bisogno di uscire da qualche situazione, che si tratti di una lotta interiore o di una circostanza contraddittoria, e di essere liberi."

domenica 5 maggio 2013

(R.I.P.)

E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte
Salvatore Borsellino




mercoledì 17 aprile 2013

Q Factor, il nuovo reality sbarca in società e sbanca tutto!

Scopri chi sarà il nuovo Presidente della Repubblica Italianica, e con il televoto puoi votare da casa!

di Francesco Mancin
 
 
Alcuni anni fa, a Mozzo, in una estenuante seduta dell'allora Consiglio Comunale (ora cambiato), si dovette procedere alla nomine del Vicesindaco, che spesso ma soprattutto volentieri rappresenta un modo per ridimensionare maggioranze, esaudire promesse, equilibrare e sedurre malcontenti. E fu proprio allora che, come oggi, non si intraprese la strada giusta: con posizioni faziose e spesso irrazionali, con smentite e controsmentite, non si poté addivenire ad un confronto serio e sereno, né tantomeno ad consenso preliminare. Così successe che, con sommo stupore di chi sedeva e presiedeva gli scranni, alcuni franchi tiratori scrissero sulle schede di voto nomi come “Carrà” o “Hunziker”.

 
Ci sarebbe sì voluto allora lo streaming, e forse la sensazione di controllo non avrebbe permesso comportamenti pre-adolescenziali.

Ma, se per caso, la Carrà avesse accettato la nomina?

Fuor di metafora, scusate il vile ed improprio accostamento di vicende sicuramente non altrettanto importanti e di nomi ovviamente diversamente illustri. Credo che tanto di illustre ci sia nella professionalità e nella attenzione di Milena Gabanelli, quanto nell’operosità di Gino Strada. Personaggi oggettivamente (non c’è confutazione che regga!) speciali, quasi eroici. Personaggi da Epica moderna.

Ma, a poche ore dal voto, a pochi minuti dalla formale rinuncia della Gabanelli (la lettera al Corriere) e di Strada, ora che il “pericolo” sembra allontanato, ora è tempo di chiedersi se il gesto fu giusto.


Personalmente credo che tutti i nomi proposti dal Movimento 5 Stelle potessero ricucire lo strappo che i “grillini” aperto con una parte, ahimè esigua, degli elettori che non credono a Grillo ma almeno alla sua ragionevolezza. Tutti i nomi meno quello di Grillo, che essendo il titolare effettivo del M5S non può ambire ad essere figura di raccordo e concordia, e nemmeno quello del giudice Imposimato, caro vecchiardo del programma Forum fiero del fatto di “non lavorare per Berlusconi ma per Mediaset”.

Detto ciò, francamente non trovo le parole per esprimere la ridicolezza delle c.d. “Quirinarie”.


Fermo restando che il M5S ha sempre osteggiato ogni riforma che andasse nella direzione del semi-presidenzialismo o simili, ironici si dimostrano i tentativi di riportare al “popolo” la possibilità di votare il suo presidente.

Ironiche le dimensioni stesse dell’elettorato attivo: gli iscritti al Blog al Dicembre 2012 (comprendendo quindi anche coloro che non si sono ricordati per tempo di digitalizzare i documenti per votare), si contano in circa 48 mila elettori. Insomma, come scriveva Blitz, quotidiano online, altro che Popolo, altro che “popolo del web” un misero villaggio del web. Un club bello grosso.

E si badi, con questi presupposti non si può permettersi di fare gli sbruffoni con il ritornello del “ lo hanno scelto gli otto milioni di elettori che ci hanno votato”.

Ma la grande contraddizione è la più nascosta: si fonda un movimento sulla libertà di opinione e di stampa, si produce un gran sottobosco di circoli, di menti più o meno indaffarate e pensanti, si sciorinano conoscenze costituzionali e poi, quando veramente il divieto di mandato imperativo dovrebbe trovare massima consacrazione come nel caso della scelta del Presidente della Repubblica (art. 67 della Costituzione) , si ammanettano i propri onorevoli, che, streamingfobici, si nascondono nell’ipocrita frase di circostanza “noi non deludiamo i nostri elettori”.

Ma c’è molto di più grave. Queste votazioni insinuano il dubbio che i nostri eroi non siano più super partes, anzi che possano seriamente appoggiare il M5S. E chi non ha votato il Movimento, se ne fa una ragione?

L’averli ricompresi nella lista significa aver minato la loro autorevolezza incastrandoli negli ingranaggi laceranti della Politica. Soprattutto, e qui sta il top della goliardia di un movimento che si ispira alla massima serietà, l’averli ricompresi a loro insaputa! E c’è ch l'ha presa bene come la Gabanelli, ma poteva esserci chi l’avrebbe considerato un atto di profonda disonestà intellettuale... [continua]

lunedì 15 aprile 2013

SEÑOR PRESIDENTE


di Vicky Rubini

“La storia non è magistra / di niente che ci riguardi”

Qualche giorno fa Luigi ci ha proposto un articolo (http://spogliatevi.blogspot.com/2013/04/scegli-il-tuo-presidente_12.html)  sulla scelta del nuovo presidente della Repubblica (massima carica dello Stato) presentandoci i candidati attuali; negli stessi giorni stavo scrivendo questo articolo che invece vuole lanciare uno sguardo sul passato, passando in rassegna i primi undici presidenti che hanno calcato i corridoi del Quirinale, già luogo simbolico dei sovrani d’Italia, come sede ufficiale del presidente della Repubblica. Lo strumento di indagine è stato principalenteil libro di Maurizio Ridolfi, “Storia politica dell’Italia repubblicana” .

Enrico De Nicola - Fu eletto Capo provvisorio dello Stato dall'Assemblea Costituente il 28 giugno 1946 e ricoprì tale carica dal 1º luglio 1946 al 31 dicembre 1947. Il 1º gennaio 1948, a norma della prima disposizione transitoria della Costituzione, esercitò le attribuzioni ed assunse il titolo di Presidente della Repubblica, mantenendoli fino al successivo 11 maggio. (Wikipedia). Al fine discongiurare i contraccolpi della divisione dell’Italia in due sancita dal voto referendario e di ricondurre gli elettori monarchici ad un atteggiamento di lealtà verso le istituzioni repubblicane la scelta di un esperto, garantista e attento alle forme di potere, come De Nicola (che era di retaggio monarchico e liberale ndr), riuscì a comporre le distinte propensioni partitiche. (P. Craveri La vocazione arbitrale di Enrico De Nicola, Marsilio, Venezia 2002). Per sottolineare la propria posizione  provvisoria, De Nicola fece sapere prima del giorno di investitura che avrebbe mantenuto la residenza a Palazzo Giustiniani (Per la cronaca dell’evento di investitura, sul “Nuovo Corriere della Sera”, 1 Gennaio 1948 cfr. La nuova costituzione in vigore da stamane);

Luigi Einaudi - Viene eletto secondo Presidente della Repubblica Italiana l'11 maggio 1948 (al quarto scrutinio con 518 voti su 872) resterà in carica fino al 1955. (Per delineare il profilo presidenziale di Einaudi, riporto un passaggio dell’articolo “ La Repubblica degli Italiani simbolo dell’unità nazionale”, Il Nuovo Corriere della Sera, 3 Giugno 1948) -

giovedì 4 aprile 2013

Viaggio intorno all'uomo

di Miriam Bonalumi



Sala n.1 allestimento Genova - Palazzo Ducale
Piove ancora, non è possibile.
Ri-welcome nella piazza gelida, in balia della sorte.
Serve un posto al caldo per sciogliere il trip mentale, l'ossessione per le immagini.
Ogni passo allontana il dettaglio del ricordo.

 Un fantastico cappuccino per sistemare i pensieri, riordinare le emozioni.
Tiro indietro il nastro su cui scivola il tempo: rieccoci nel momento in cui il cielo, inclemente, ci ha gettato nella fila dei vistatori della mostra.
Il calore della merenda riassorbe le energie che quell'ondata di tremendo stupore ha sparato nei nostri occhi, a pieno volume.

Gli occhi di questo bambino, mi seguiranno per sempre.
La cosa bella è che non sarò l'unica:  tutti quelli che entrano nella mostra di Steve McCurry (almeno, tra le decine di visitatori che ho incontrato) si fermano per  minuti e minuti davanti a questa fotografia. Il bambino non sorride, ma tutti gli sorridono.
Per fotografare le persone ci vuole moltissima pazienza, possono anche trascorrere minuti e minuti, prima che si presentino alla macchina esattamente come sono, spontanee, a loro agio, nel loro ambiente di vita. Un fotoreporter deve armarsi di questa pazienza, per poter fotografare davvero le incredibili quotidianità del mondo.
 Uno degli insegnamenti del maestro, Steve McCurry.

domenica 31 marzo 2013

"Il poverello d'Argentina"(?)

di Dennis Salvetti

Forse un po' presuntuosamente (sicuramente un po' presto), ma direi che si può (più che altro, che posso, visto che altri lo hanno già fatto e lo fanno a sproposito tanto con sviolinate oscene, quanto con opache ombre sul "passato politico" dell'ex cardinale Bergoglio) cominciare a dare qualche giudizio su questo nuovo Papa.
Indubbiamente, dal mio angolo di visuale parziale e lacunoso, posso dire che sta scompaginando la rigidità del cerimoniale cattolico tradizionale come non succedeva da anni (almeno dai primi anni del papato di Giovanni Paolo II), rompendo con l'aura di distaccata istituzionalità del precedente reggitore del trono petrino. Influisce probabilmente il fatto che contrariamente a Ratzinger, illustre e fine teologo decisamente "conservatore" (ammesso e non concesso che sia possibile trasporre in termini politici la presenza di "correnti" interni alla Curia), Bergoglio sia un gesiuta, laureato in chimica e psicologia, che durante la gioventù ha avuto significative e consistenti esperienze al di fuori della vita eccelsiastica (per quanto sia da prendere con le dovute precauzioni, c'è una buona biografia su Wikipedia).
Di questa esperienza di vita in un continente esteso, variegato e spesso difficile come il Sud America, è riuscito a mantenere un contatto con la realtà dei più emerginati (pur vivendo e dovendo passare, gli si augura, anni nella prepotente opulenza della Curia romana) sia con gesti semplici e tranquillamente adottati dal papato di Giovanni XXIII in poi, sia con gesti eclatanti come la vendita dei ricchi paramenti ed accessori (accontentandosi del più "umile" bronzo dorato), con la promessa di devolvere il ricavato a fini umanitari (almeno così mi è giunta voce, di cui qualcuno potrà contestare o confermare la veridicità (come al solito sono arrivato tardi e frettolosamente a scrivere un articolo, dovrete scusarmi!!)).
Comunque, è chiaro l'impegno che ha preso, anche solo simbolicamente, con l'utilizzo di un nome, Francesco, decisamente inusuale (rispetto ai più quotati Giovanni, Leone, Pio, Gregorio, Benedetto, ...), che lo lega alla figura di Francesco d'Assisi (che tra l'altro, se ben ricordate, è preso ad esempio da Spogliatevi!, per il gesto, appunto, dello spogliarsi dei condizionamenti e dell'espressione in libertà della propria coscienza), rendendo chiara la sua sensibilità alla povertà e la sua vicinanza (come da lui stesso ammesso nel messaggio pasquale di oggi) ai temi della difesa dell'ambiente.
Ecco arrivati al dunque, e cioè il messaggio pasquale di oggi, nel quale parla di povertà, di narcotraffico, di impegno verso il pianeta Terra ("il Creato"), poi ovviamente di guerre, di apertura al dialogo e per il dialogo (questa volta si spera un po' più incisivamente del predecessore, soprattutto rispetto alla difficile questione mediorientale) e il rispetto degli uomini (e delle donne, "oserei" aggiungere). Meglio dunque ascoltarlo di persona e giudicare personalmente questo personaggio (che lasciarsi fuorviare da questa stentata valutazione assolutamente personale e perciò non necessariamente condivisibile, e comunque scusate il gioco di parole).

(e se volete c'è anche il testo integrale trascritto dall'Huffington Post)

sabato 23 marzo 2013

NEGLI STESSI GIORNI



Pubblico volentieri questa poesia inviatami da un Amico, che ha voluto mettere le ali ai suoi pensieri e portarci il respiro di terre lontane e vicine, terre dell'uomo, terre dell'animo.

E' morto Jaradat
e come se un terribile
tautogramma trascendesse
il tutto, habemus papam

Il gulasch di quel porco
di Orbàn
è indigesto a tal punto da
risvegliare i peggiori incubi
della dignità

La via dell'Umiltà è
calcata dall'ossimoro

E negli stessi giorni,

(V.)

sabato 9 marzo 2013

Italia, Repubblica fondata sul volontariato

di Marzano Luigi
Continua il racconto dei nostri incontri per il ciclo Tutta mia la cittàDinanzA conclusi il 7 marzo, ci manca da portare a conoscenza di voi "followers digitali" i contenuti condivisi con il pubblico negli ultimi due incontri. E' del penultimo che oggi vi voglio parlare : " Italia, Repubblica fondata sul volontariato" moderata da Marzano Luigi ebbene sì me medesimo.
Ospiti di questa serata: 


Micaela Barni: Presidente della cooperativa sociale Il varco  e membro del consiglio di amministrazione AEPER

Giuseppe Bugada: Presidente della cooperativa sociale Incammino



Capisco che il mio potrebbe essere un giudizio di parte ma è stata certamente una serata interessante e un'occasione per cogliere l'importanza del terzo settore nella nostra società e nella nostra economia specialmente per gli estranei all'ambiente. Avevo già discusso precedentemente dei temi da intraprendere nella serata con i relatori e ci si è  posti di fronte al pubblico con degli obbiettivi specifici, comprendere il significato e la definizione di cooperazione sociale, trasmettere l'importanza del Welfare e le potenzialità che ha nella convivenza civile, nel benessere, nel risparmio. Di volontariato si è parlato molto meno, forse come strumento collaborativo della cooperazione sociale che comunque spesso condivide gli stessi fini. Si è parlato  dei lavoratori nel campo sociale, dei loro sacrifici, un contratto da rinnovare, ma anche delle loro scelte etiche ammirevoli. 

venerdì 15 febbraio 2013

Noi, Cittadini del futuro

di Marzano Luigi

Vorrei ringraziare i relatori di ieri sera che con grandissima passione e professionalità hanno condiviso le loro conoscenze e storie.
Una serata di riflessione costruttiva, per comprendere il nostro futuro e viverlo consapevolmente da cittadini attenti.
Sapere quello che ci aspetta e quello che ancora si deve raggiungere è una meta che la Redazione si è posta e che vuole condividere con voi. Invito quindi tutti a venire ai prossimi incontri per "costruire" con noi alcuni mattoni di cittadinanza

Detto questo, voglio tirare le somme di ieri sera per coloro che non hanno potuto assistere all'incontro. Una serata ottimamente mediata dalle nostre blogger preferite Sara Elle e Miriam B. a cui si deve riconoscere il merito di aver portato al pubblico una docente universitaria come Mara Tognetti ( Unimib), Carlo Lanzanova  (per Onlus Fabbrica dei Sogni), Lamine Dia (mediatore culturale)  e la sezione di Bergamo dei Giovani Musulmani d'Italia.

mercoledì 30 gennaio 2013

Intervista all'autrice: Chiara Dama Daino

[Francesco Mancin: "con grande onore e riverenza accolgo la Poetessa e ringrazio l'intervistatore per l'ottima idea e la magistrale esecuzione..."]


di Vicky Rubini

Abbiamo l’onore di avere nostra “ospite” Chiara Daino, Scrittrice, Autrice, Poetessa, Artista, Attrice,Cantante, Compositrice, ma soprattutto se stessa, sfuggevole ad ogni tipo di etichettatura. Si è resa più che disponibile per rispondere ad una breve intervista che riporto con orgoglio proprio qui sotto.


V -  Dama, introduciTi e introducici

D-«Mi presento: io/sono la tua vita/ sono quella che/ ti concerta in », «Hey, I’m your life/I’m the one who takes you there». E col Triste Vero principia, Metallica, l’introdursi: Chiara Daino, meglio conosciuta con il patronimico di Dama [femmina del Daino], è sbucciata dall’utero il 5 marzo 1981. Segni particolari: Pesci. Palco, Parola, Pentagramma. La Dama alterna attività autoriale [drammaturgia, prosa, versi, lyrics, fiabe] all’atto attoriale [atti unici, seminari, reading].
Brutalmente scaraventata da un perverso promotore del Poetancien Régime nel merdaviglioso ambiente delle Patrie Lettere, opera una personale azione di disturbo – opponendo borchie tenaci [Cultura Heavy Metal che la anima e la sostiene] ai tralci bucolici [Coltura dell’Arcadico Vezzo]. Dondolando sulla terribile U di Tarchettiana memoria, rifiuta ogni etichetta, specie quella di hobbysta giacché il suo Mestiere è questo: Microbo farmacoresistente.
La Dama si inocula, con effetto Larsen e muraglia di Marshall, nel tessuto adiposo dell’italia perché sia nuovamente Italia, e per affrettare l’Alba.
La natura coleretica della Dama è rimessa nei reflussi gastroesofagei dei suoi corpi cartacei [libri], dei suoi gesti tripartiti [collaborazioni], dei suoi growl migliori [palchi].
Attualmente latitante, si vocifera che sobilli masse di Rocker e di Metalhead per sterminare la massa dei poetanti paupulanti, degli artigiani fintamente umili, dei creativi a tempo perso, e di tutti quei buonisti non buoni, salutisti non sani.
Fedina penale, che altri chiamano curriculum vitae: http://www.chiaradaino.it/curriculum.asp
   
V- Qual è il senso, quale il valore di un nome d’arte? E perché Dama?

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