di Sara L.
Sabato mattina: risveglio con i
postumi. No, niente sbronze: è da mercoledì che le notti e i
risvegli sono poco riposanti/riposati. La ragione è presto detta:
martedì mattina sotto una pioggia battente stavo tornando da una
visita domiciliare a Osio Sopra, dirigendomi con l’intrepida
Bontina verso il mio ufficio, in via Borgo Palazzo, per poi
caracollarmi ad una riunione in cui il leit motiv era “obiettivo:
portare a casa il risultato! Strategia: carina e coccolosa!”. Ero
quasi alla rotonda tra Dalmine e Lallio, quella del Lombardini per
intenderci, quando, da devota osservante del codice della strada,
rallento e all’improvviso sento il botto: qualcuno mi ha tamponato.
In un secondo e mezzo realizzo che sono abbastanza lontana
dall’automobilista davanti a me da non averlo a mia volta tamponato
e guardo lo specchietto per capire che è successo dietro di me: lo
faccio abbastanza velocemente per rendermi conto che chi mi ha urtato
non si è fatto del male anzi, mi sta agilmente superando da sinistra
e se ne sta andando senza neanche preoccuparsi di verificare le mie
condizioni di salute, ma non lo faccio abbastanza velocemente da
capire il modello della macchina e leggere la targa. Non potevo certo
fermarmi lì, a 20 metri dalla rotonda, per vedere in che condizioni
fosse la mia Bontina! Quindi proseguo, con l’idea un po’ naif che
forse anche lei (sono convinta di aver intravisto una donna) ha
pensato di fermarsi poco più avanti.
Ovviamente mi sbagliavo. La
Bontina ha una piccola botta sul paraurti posteriore, ma non sembra
essersi fatta molto male. Qualche ora dopo mi decido ad andare al
pronto soccorso: schiena dolorante, 3 giorni di infortunio,
antidolorifici, riposo.
Nei giorni successivi, ogni volta che
racconto l’accaduto, mi imbatto nella stessa reazione di
scandalizzato stupore per il fatto che la tamponatrice sia scappata e
nelle stesse considerazioni sul fatto che “c’è in giro pieno di
gente stronza” “come si farà ad essere così infami?”. La cosa
che più mi stupisce è… che io non riesco a stupirmi. Mi sono
arrabbiata, com’è ovvio, ma non mi ha stupito molto il fatto che
la tamponatrice non si sia preoccupata di me: non viviamo in fondo
immersi in contesti in cui, se non raramente, non ci si preoccupa
affatto delle condizioni di chi ci sta vicino?
Dal mio background da operatrice del
sociale e soprattutto da scout, si fa strada prepotentemente quel “se
non raramente”, quel 5% di buono che invece pervade anche le realtà
più grette. Quel 5% che mi stupisce sempre un po’ e mi fa venir
voglia di non guardare l’altro 95…
Un paio di settimane fa si
presenta nel mio ufficio di Carvico una signora di mezza età,
volontaria in una realtà poco lontana dal paese: mi parla di una
ragazza di Carvico che conosco benissimo, figlia di una delle
famiglie più povere del paese, che ha potuto beneficiare di un
progetto che ho organizzato con la collaborazione dell’associazione
di cui la signora fa parte. Ma la donna non è venuta da me per
presentarmi i risultati del lavoro svolto: mi dice che in questi mesi
si sono accorti della condizione di bisogno in cui versa la ragazza e
mi chiede se possono fare qualcosa. Il mio stupore germoglia quando
viene sollecitato da gesti come questi: non solo l’associazione ha
accolto la ragazza, ma i suoi componenti vogliono addirittura fare di
più.
Vorrei vivere in un mondo in cui il mio
stupido stupore sia destinato al 5% rappresentato dal gretto e dall'infame, vorrei vivere in un mondo dove sia ribaltata l’attuale proporzione secondo la quale ad oggi
vedo relegato in questo agognato 5% il buono, il bello, il gentile...solo di ciò, per ora, sono in grado di stupirmi...
p.s.: il pessimismo che trapela da
alcune delle righe di cui sopra è tra gli effetti collaterali
dell’antiincazzaturaversoglistronzi che sto assumendo ogni otto ore
a stomaco pieno.
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